Google Earth sospende funzione IA dopo centinaia di deepfake: immagini false minacciano siti reali

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In meno di un giorno Google ha ritirato una funzione che permetteva di sovrapporre immagini generate dall’intelligenza artificiale alle viste satellitari di Google Earth. La decisione mette in evidenza un problema attuale: strumenti potenti per la creatività possono trasformarsi velocemente in vettori di disinformazione, con ripercussioni concrete su giornalismo, ricerca e controllo dei fatti.

La novità era il risultato dell’integrazione tra Google Earth e il modello generativo chiamato Nano Banana 2, pensata per consentire a professionisti e appassionati di immaginare interventi urbani o ricostruzioni storiche direttamente sul paesaggio reale. Dopo ore di accessi e sperimentazioni, però, l’azienda ha sospeso la funzionalità per valutare nuove garanzie.

Perché il ritiro è arrivato così in fretta

La capacità di alterare immagini satellitari realistiche ha creato immediatamente problemi pratici. Molti utenti si sono divertiti a modificare scorci famosi o a inserire elementi impossibili, ma quel gioco ha messo in evidenza un rischio più serio: la facilità con cui si possono produrre immagini verosimili e indurre in errore chi le vede online.

Google aveva previsto l’utilizzo dello strumento soprattutto in ambiti professionali — da ricercatori a architetti e designer — con l’obiettivo di ridurre tempi e costi dei rendering tradizionali. L’accesso però non era illimitato: agli utenti gratuiti era consentita la creazione di tre contenuti ogni 24 ore, mentre piani a pagamento offrivano livelli superiori a circa 75 o 150 dollari al mese.

Casi concreti e limiti delle protezioni

Nonostante le immagini modificate venissero contrassegnate con una filigrana e la dicitura «generato con AI», esperti di verifica digitale hanno sottolineato che queste misure non bastano. Due ricercatori che hanno testato la funzione hanno mostrato quanto fosse semplice confezionare contenuti ingannevoli: una statua dorata posta davanti alla Casa Bianca, o scene che simulano movimenti di persone al confine tra Messico e Stati Uniti.

Un altro esempio preoccupante: la creazione in pochi secondi di infrastrutture sensibili, come una centrale nucleare su territorio iraniano, o la simulazione di incidenti stradali. Azioni che, se diffuse senza contesto, possono alterare percezioni pubbliche e alimentare notizie false.

La rapidità con cui questi esperimenti hanno circolato sui social ha convinto Google a togliere la funzione dalla disponibilità pubblica, almeno fino a quando non saranno introdotte contromisure più robuste.

Opportunità ancora valide

Allo stesso tempo, le potenzialità positive non sono scomparse: applicazioni didattiche e ricostruttive restano promettenti. Pensare a riproduzioni fotorealistiche di siti antichi — ad esempio Pompei prima dell’eruzione — o a simulazioni urbane per valutare impatti ambientali e di progetto può offrire strumenti utili a scuole e professionisti.

La sfida per Google e per l’intero settore è trovare un equilibrio: preservare la possibilità di innovare senza minare la fiducia nelle immagini satellitari, che finora sono state una risorsa critica per il fact-checking e le indagini giornalistiche.

Per il momento l’azienda non esclude un ritorno della funzionalità, ma lo condiziona all’introduzione di sistemi di protezione più avanzati: controlli più stringenti sull’uso, marcature più difficili da rimuovere e processi di verifica aggiuntivi per limitare gli abusi. Fino ad allora, chi lavora con immagini e informazione dovrà restare vigile: la linea tra innovazione utile e potenziale danno è diventata molto sottile.

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