Bechis torna a Buenos Aires con Adriano Giannini: recensione da Venezia 83

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Marco Bechis torna a confrontare il suo passato con un film che chiede alla memoria di parlare a voce alta. Ritorno a Buenos Aires è un racconto di sopravvivenza, processi e ferite ancora aperte, raccontato con una sobrietà che non cerca applausi. Il film è arrivato in Concorso alla 83ª Mostra del Cinema di Venezia e uscirà al cinema il 17 settembre con Fandango.

Il prologo che detta il tono: vita e residuo dopo la morte

La prima scena non spiega. Un gesto medico, una porta sfondata, un corpo che non riconosciamo. Con questo incipit Bechis stabilisce subito cosa lo interessa: non l’eroismo, ma il peso di restare in vita.

Corridoio d'ospedale con una barella e una porta rotta che suggerisce violenza
Il prologo del film apre con un gesto medico e una porta sfondara, istantanee di trauma.

La sopravvivenza diventa terreno di indagine. Il film guarda chi è tornato dall’inferno e ora deve trovare un senso alla propria esistenza.

Da un rapimento reale a una filmografia segnata

Il regista ha vissuto la dittatura argentina sulla propria pelle. Il sequestro, la detenzione e l’esilio hanno lasciato tracce che attraversano la sua opera.

  • Bechis è stato rapito nel 1977 e poi espulso dall’Argentina.
  • Quella esperienza ha alimentato più opere, tra cui film e scritti autobiografici.
  • In questo lavoro il regista usa la finzione per raggiungere una verità interiore.

Non si tratta di un semplice ritorno storico. Le vicende attuali dei conflitti globali alimentano lo sguardo del regista verso il tema del superstite e del testimone.

Trama essenziale: un medico che torna in aula

Ambientato nel 2008, il film segue Mariano Guerra, un medico italiano che ritorna in Argentina per testimoniare contro i suoi torturatori.

Il racconto si concentra sul processo orale. Qui la verità va detta a voce, davanti a chi ha inflitto la violenza.

Il film esplora anche il peso della colpa che grava su chi, sotto tortura, ha ceduto e ha fatto nomi.

Adriano Giannini interpreta la ferita

Adriano Giannini è Mariano. L’interpretazione evita effetti retorici e punta su una presenza contenuta.

Un approccio che nasce da un lavoro intimo tra attore e regista. Bechis ha portato Giannini nei luoghi della sua detenzione. Non per studiare la scenografia, ma per trasferire un sentimento.

Il personaggio non è spiegato, è provato. L’attore regge il peso della memoria senza ostentare il trauma.

La testimonianza in aula: silenzi e volti

Il cuore emotivo del film è il processo. Nessuna ricostruzione spettacolare. Nessuna colonna sonora che imponga l’emozione.

Aula bunker con volti silenziosi e testimoni durante un processo
Il processo come cuore emotivo: silenzi, pause e sguardi che pesano.

  • Il racconto si affida al tempo dell’attesa.
  • Le deposizioni emergono tra pause e sguardi.
  • Il pubblico vive l’imbarazzo e la vertigine dei sopravvissuti.

Bechis decide di mettere al centro lo sguardo di chi ha resistito. La parola del testimone diventa un’arma e un peso al tempo stesso.

Le donne, la memoria sensoriale e i voli della morte

Le figure femminili del film portano una diversa qualità della memoria. Non solo ricordi, ma sensazioni che abitano i corpi.

Un personaggio annusa gli avventori della libreria alla ricerca dell’odore di una madre scomparsa. È un gesto minimo e devastante.

Il film ricorda i cosiddetti voli della morte: prigionieri gettati in mare dagli aerei. Questa immagine ricorre come trauma collettivo.

Accanto alla giovane generazione, c’è chi ha attraversato la Storia in modo diverso. Il confronto tra età e ferite è un nodo centrale della narrazione.

Dove e come è stato girato il film

Contrariamente al titolo, le riprese non si sono svolte a Buenos Aires. Il set è stato spostato in Italia e nel Sud America.

  • Location principali: Torino e Porto Alegre.
  • Alcune scene sono state girate nell’aula bunker del carcere delle Vallette.
  • Scelte registiche minimali e scenografie che suggeriscono più che mostrare.

Questa scelta di “esilio produttivo” rafforza il tema del personaggio: lontano dalla propria terra, costretto a restituire la memoria in un luogo altro.

La costruzione estetica e il cast

La fotografia è essenziale. Il montaggio asciuga ogni sovrabbondanza. Le musiche evitano melodrammi.

Intorno al protagonista si muove una comunità di sopravvissuti, rappresentata non come coro, ma come presenza viva.

  • Adriano Giannini interpreta Mariano.
  • Al fianco: Ana Celentano, Verónica Gerez, Adrián Fondari e altri.

Il personaggio dell’aguzzino è affidato a un volto che rimane nella memoria. È uno dei punti di maggiore tensione del film.

Scheda tecnica e informazioni di produzione

  • Regia: Marco Bechis
  • Sceneggiatura: Marco Bechis, Vijaya Bechis Boll
  • Cast principale:

    • Adriano Giannini
    • Ana Celentano
    • Verónica Gerez
    • Adrián Fondari

  • Fotografia: Fabrizio La Palombara
  • Montaggio: Jacopo Quadri, Nicolò Tettamanti
  • Musiche originali: Guglielmo Diana
  • Produzione: Fandango, 39Films, Karta Film, 34 Filmes, con Rai Cinema
  • Distribuzione: Fandango
  • Durata: 105 minuti
  • Uscita in sala: dal 17 settembre
  • Selezione festival: Concorso, 83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia

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