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- Perché l’Europa fatica a competere nel campo dell’AI
- Mentalità a confronto: rischio, fallimento e opportunità
- Le azioni che possono cambiare la traiettoria
- Settori con maggiori prospettive nei prossimi dieci anni
- Il dibattito sulle regole: limiti dell’AI Act europeo
- Come stanno cambiando i rapporti tra Big Tech e i governi
- Qualche suggerimento pratico per policy maker e imprese
Negli ultimi anni la sfida sull’intelligenza artificiale ha assunto connotati geopolitici chiari: Stati Uniti e Cina accelerano e investono pesantemente, mentre l’Europa sembra frenata da regole e prudenza. Ne abbiamo discusso con Alec Ross, autore internazionale e docente alla Bologna Business School, con esperienza nella diplomazia tecnologica e nella politica americana.
Perché l’Europa fatica a competere nel campo dell’AI
Secondo Ross, il nodo non è la mancanza di talento. L’Europa dispone di ottimi scienziati e imprenditori. Il problema è culturale e istituzionale.
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La preferenza per la regolazione prende spesso il posto della sperimentazione. Prima ancora di partire, molte iniziative si scontrano con normative, conformità e lungaggini amministrative.
Alcuni fattori che limitano la competitività:
- eccesso di burocrazia;
- mercati dei capitali frammentati;
- fiscalità poco favorevole al venture capital;
- norme del lavoro rigide.
Mentalità a confronto: rischio, fallimento e opportunità
Ross descrive due atteggiamenti opposti. Negli Stati Uniti prevale una cultura che incentiva il rischio. In Europa domina la cautela.
Negli USA conta il valore creato, non le origini. Qui il merito spesso vince sulle apparenze. In Europa, invece, il contesto sociale e burocratico può scoraggiare chi prova a innovare.
Questa differenza si traduce in meno startup che crescono rapidamente e in minori investimenti early-stage.
Le azioni che possono cambiare la traiettoria
Ross suggerisce di partire dal singolo. Serve più volontà individuale e spirito d’iniziativa.
- Coltivare agency: senso di responsabilità personale e capacità d’azione.
- Assumersi rischi calcolati come professionisti e investitori.
- Sostenere politiche che semplifichino la vita agli imprenditori.
- Promuovere collaborazione tra università, imprese e capitale privato.
Le soluzioni collettive nascono da scelte individuali coraggiose. Aspettare che lo Stato risolva tutto è un limite.
Settori con maggiori prospettive nei prossimi dieci anni
Ross è convinto che il decennio che viene sarà più trasformativo degli ultimi trent’anni. Le opportunità sono vaste e variegate.
- manifattura intelligente;
- logistica e supply chain automatizzate;
- agritech e industrie alimentari;
- scienze della vita e salute digitale.
La grande domanda è chi realizzerà e commercializzerà questi progressi. Secondo Ross, le regole attuali rischiano di consegnare il valore ai player non europei se non cambiamo approccio.
Il dibattito sulle regole: limiti dell’AI Act europeo
Ross critica aspramente la qualità tecnica di alcune norme europee. Secondo lui molte disposizioni appaiono scollegate dalla realtà tecnologica.
Un esempio pratico: la tentazione di classificare i rischi solo su parametri numerici o sulla dimensione dei modelli. Questo approccio può generare complessità amministrativa senza migliorare la sicurezza.
Due rimedi proposti:
- applicare regole dove esistono problemi concreti, non creare norme per apparire proattivi;
- coinvolgere esperti tecnologici nella stesura delle politiche.
Regolare non significa bloccare l’innovazione, ma le norme devono essere intelligenti e proporzionate.
Come stanno cambiando i rapporti tra Big Tech e i governi
La relazione tra aziende tecnologiche e potere politico è in evoluzione. Negli Stati Uniti si vede maggiore sinergia tra il settore privato e le istituzioni.
Ross osserva che questa collaborazione spesso riflette interessi economici. Le imprese cercano accesso a risorse, contratti e condizioni favorevoli. I governi, a loro volta, cercano capacità industriale e investimenti.
In Cina la linea tra Stato e imprese è ancora più sfumata. In Europa, invece, il divario tra amministrazioni e aziende rimane marcato.
Per rafforzare l’economia europea servono regole che favoriscano investimenti e partnership, non norme che isolino e frenino l’azione imprenditoriale.
Qualche suggerimento pratico per policy maker e imprese
- ridurre oneri amministrativi per startup;
- creare incentivi fiscali per il venture capital;
- introdurre programmi pubblici-privati mirati;
- formare legislatori con competenze tecnologiche reali;
- favorire mercati dei capitali più integrati a livello europeo.
Queste misure possono aumentare la capacità dell’Europa di generare e trattenere valore tecnologico.












