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Anker, attraverso il marchio Eufy, ha avviato pratiche di acquisizione di filmati registrati dagli utenti per addestrare i propri sistemi di intelligenza artificiale: tra i contenuti ricercati ci sono furti e tentativi di effrazione, ma l’azienda avrebbe comprato anche video creati ad arte dagli utenti. Il tema è diventato urgente perché coinvolge registrazioni domestiche — compresi i video dei baby monitor — e solleva dubbi concreti sulla sicurezza e la tutela dei dati personali.
Cosa sta facendo Anker/Eufy
Anker, produttore cinese di dispositivi smart home, utilizza le app legate alle telecamere Eufy per raccogliere materiale video finalizzato all’addestramento dei suoi modelli. Secondo quanto riportato da TechCrunch, la società ha messo in piedi programmi che offrono compensi in cambio di filmati ritenuti utili per migliorare la capacità dei sistemi di riconoscimento.
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I filmati considerati più preziosi sono quelli che mostrano intrusioni o danni alla proprietà. Nel caso in cui gli utenti non disponessero di materiale del genere, l’azienda sembrerebbe aver accettato anche riprese simulate, realizzate appositamente dagli utenti per soddisfare la richiesta.
Pagamenti e scala delle donazioni
Le remunerazioni offerte variavano da poche decine di dollari a somme più consistenti: gli importi citati vanno indicativamente da 2 fino a 80 dollari a clip, a seconda della tipologia di contenuto. Sempre secondo le ricostruzioni giornalistiche, il numero totale dei video raccolti è difficile da quantificare; in un elenco interno riportato da fonti esterne, un singolo utente avrebbe caricato oltre 200.000 clip.
Questi meccanismi ricordano iniziative recenti nel settore — per esempio l’app Neon, nota negli Stati Uniti per l’acquisto di registrazioni telefoniche — e segnano una tendenza più ampia: le aziende cercano insistentemente dati reali per allenare modelli di intelligenza artificiale.
Il capitolo baby monitor
Tra le opzioni messe a disposizione dagli utenti c’è anche la possibilità di «donare» i video ripresi dai dispositivi per bambini. Eufy ha motivato questa possibilità con ragioni pratiche, come la condivisione di «momenti preziosi» o la fornitura di informazioni utili per risolvere problemi tecnici legati alla qualità audio/video.
La formula della «donazione», però, non implica necessariamente l’assenza di conseguenze sulla privacy: clip intime riprese in casa possono contenere informazioni sensibili su minori, ospiti o abitudini familiari.
Privacy, impegni pubblici e precedenti
L’azienda assicura che i filmati raccolti siano utilizzati esclusivamente per attività di formazione dei modelli e che non verranno ceduti a terzi. Tuttavia, il passato recente di Eufy rende il tema controverso: nel 2023 The Verge ha evidenziato discrepanze tra le affermazioni dell’azienda sulla crittografia end-to-end e le pratiche effettive.
Il caso ha avuto anche risvolti legali: lo Stato di New York, attraverso il Procuratore Generale Letitia James, ha raggiunto un accordo con l’azienda che ha comportato un risarcimento di 450.000 dollari per presunte violazioni legate alla protezione dei dati degli utenti.
Alla luce di questi fatti, le dichiarazioni di Eufy sull’uso «esclusivo» dei video per l’addestramento AI vengono viste con cautela da osservatori e consumatori.
Cosa cambia per gli utenti
Per chi possiede dispositivi Eufy o altri sistemi di sorveglianza domestica la raccomandazione principale resta quella di leggere con attenzione termini e autorizzazioni nelle app: la scelta di condividere o vendere registrazioni può avere implicazioni durature sulla diffusione e sull’uso dei contenuti.
Regolatori e associazioni per la tutela dei consumatori stanno osservando l’evoluzione del settore; in assenza di norme più stringenti, resta cruciale la trasparenza delle aziende su come i dati vengono raccolti, protetti e impiegati.
In sintesi: la raccolta di video domestici per addestrare sistemi AI è un fenomeno in crescita con impatti concreti sulla privacy quotidiana — un motivo sufficiente per valutare con attenzione ogni autorizzazione concessa sulle proprie registrazioni.












