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Milano ha formalizzato un codice d’uso per l’intelligenza artificiale, presentato durante la Milano Digital Week: un primo tentativo concreto di mettere regole chiare su come gli algoritmi vengono impiegati nei servizi pubblici. La novità interessa la vita quotidiana dei cittadini perché punta a tutelare la privacy, ridurre i rischi di discriminazione e aumentare la trasparenza delle decisioni automatizzate.
Un manifesto ispirato al GDPR e all’AI Act
Il documento, definito come «Manifesto per l’uso dell’intelligenza artificiale», prende come riferimento il GDPR e le linee dell’AI Act europeo: non è un vademecum tecnico ma un quadro etico-normativo per l’impiego dell’AI nei servizi comunali. L’obiettivo è semplice ma ambizioso: introdurre criteri condivisi per sviluppare e monitorare progetti digitali sensibili, garantendo diritti e controlli.
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Il testo si fonda su sei principi guida — tra cui la **trasparenza**, l’**inclusività** e la **protezione dei dati** — che servono da bussola nella progettazione e nell’adozione delle soluzioni intelligenti. Il Comune intende inoltre promuovere attività di formazione e consultazione per coinvolgere i cittadini nel processo decisionale.
Un esperimento pilota per le grandi amministrazioni
Si tratta del primo caso italiano in cui un’amministrazione locale di grande dimensione definisce in modo organico norme e limiti per l’uso dell’AI nei servizi pubblici. Questo approccio può diventare un modello replicabile altrove, soprattutto in vista dell’entrata in vigore delle norme europee specifiche.
Al momento, nel perimetro comunale risultano attivi o in fase di sperimentazione **44 progetti** che sfruttano tecnologie di intelligenza artificiale: 19 sono già operativi, mentre 25 sono in fase di test. I campi d’impiego spaziano dal traffico all’energia, dalla manutenzione urbana all’assistenza digitale ai cittadini.
Esempi concreti citati dall’amministrazione includono sistemi di analisi predittiva per ottimizzare i semafori e abbattere le emissioni, piattaforme per monitorare i consumi degli edifici pubblici, chatbot per i servizi al cittadino e algoritmi che aiutano a individuare guasti o degrado in infrastrutture come strade e reti idriche.
Queste applicazioni dimostrano come l’AI possa migliorare l’efficienza dei servizi, ma pongono anche questioni pratiche su responsabilità, controlli e accessibilità: da qui la necessità di regole chiare e verifiche costanti.
Le parole dell’amministrazione
Layla Pavone, coordinatrice del board per l’innovazione tecnologica e la trasformazione digitale del Comune di Milano, ha ricordato che l’intelligenza artificiale è ormai parte integrante del lavoro degli uffici e dei servizi cittadini. Per la Pubblica Amministrazione, ha detto Pavone, l’AI deve contribuire a equità e semplificazione, migliorando la qualità della vita e riducendo le disuguaglianze.
Il Comune ha inoltre sottolineato l’intenzione di coinvolgere la popolazione nella definizione pratica delle regole: il manifesto non è pensato come un atto chiuso, ma come un punto di partenza da condividere e aggiornare insieme ai cittadini e agli attori del territorio.
Con questa iniziativa Milano prova a combinare innovazione e tutela dei diritti: un bilancio che potrebbe influenzare come altre città affronteranno la diffusione dell’AI nei servizi pubblici nei prossimi mesi.
Resta da vedere come verranno tradotti i principi in strumenti operativi e meccanismi di controllo, ma la mossa del Comune segna comunque un passaggio significativo nella governance locale delle tecnologie digitali.












