Grok: deepfake di donne e minori vietati solo dove la legge già lo impone

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La società dietro il motore conversazionale Grok ha modificato nuovamente le regole d’uso: la funzione che permetteva di alterare foto di persone per rappresentarle con meno indumenti è stata limitata, ma non ovunque. La scelta arriva dopo un’ondata di critiche internazionali e apre nuovi interrogativi su responsabilità, leggi e controllo delle generazioni d’immagini create dall’AI.

Cosa è cambiato

xAI ha annunciato che ha geobloccato la possibilità per gli utenti di generare immagini di persone reali in bikini, intimo o indumenti simili, ma solo nelle giurisdizioni dove norme specifiche lo vietano. In pratica, dove esistono regole contro i deepfake a sfondo sessuale la funzionalità viene disattivata; altrove resta disponibile.

La mossa segue la scoperta di conversioni problematiche effettuate con Grok — tra cui immagini manipolate con contenuti sessuali — e rappresenta un’inversione rispetto alla decisione precedente, che aveva limitato certe modifiche alle sole utenze a pagamento.

Per gli utenti non cambia la possibilità di usare il chatbot per generare contenuti: xAI ha scelto una soluzione basata sulla localizzazione legale piuttosto che su un blocco globale.

Reazioni internazionali

La decisione ha scatenato risposte istituzionali e politiche: il primo ministro britannico Keir Starmer ha definito il comportamento del servizio «orribile», mentre in Asia sud‑orientale diversi Paesi stanno già adottando contromisure. Malaysia, Indonesia e Filippine hanno espresso forte preoccupazione e la Filippine ha annunciato misure per limitare l’accesso a Grok, citando la necessità di «ripulire» la rete dai contenuti tossici diffusi dall’uso improprio dell’AI.

Non si tratta solo di recriminazioni politiche: Ofcom, il regolatore britannico, mantiene aperta un’indagine formale per chiarire cosa sia accaduto e se siano state violate normative o standard sulla protezione dei minori e sulla sicurezza degli utenti.

Negli Stati Uniti la reazione è arrivata dalla California, dove il procuratore generale Rob Bonta ha avviato accertamenti per verificare eventuali violazioni delle leggi statali, ora affiancate da strumenti federali come il Take It Down Act, pensato per contrastare la diffusione non consensuale di immagini intime e i deepfake.

Le parole di Elon Musk

Elon Musk ha risposto sui social sostenendo di non essere a conoscenza di immagini di minori generate da Grok e sottolineando che il modello produce contenuti solo su richiesta degli utenti. Secondo la sua versione, ogni generazione illecita sarebbe frutto di un uso improprio da parte di terzi.

Un punto chiave: la differenza tra ciò che la piattaforma può tecnicamente fare e l’uso che ne fanno gli utenti continua a essere al centro del dibattito pubblico e legale.

Per ora, la soluzione scelta da xAI punta a evitare conflitti con le leggi locali ma non elimina completamente il rischio di abusi: i legislatori e i regolatori di diversi Paesi chiedono controlli più stringenti e trasparenza su come vengono moderate le richieste degli utenti. Nei prossimi giorni saranno da monitorare le decisioni di autorità come Ofcom e gli esiti delle indagini in California, che potranno cambiare ulteriormente il perimetro operativo del servizio.

Categorie IA

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