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Da oggi anche gli utenti gratuiti di Claude possono trasferire in pochi passaggi le informazioni che altri chatbot hanno memorizzato su di loro: una novità che semplifica la personalizzazione ma solleva interrogativi sulla privacy e sulla qualità dei dati condivisi. Sullo sfondo resta la tensione tra le aziende dell’intelligenza artificiale e il Pentagono: Sam Altman di OpenAI ha ammesso di essersi mosso troppo in fretta nel chiudere un accordo con il dipartimento della Difesa.
Anthropic ha aperto a tutti — non soltanto agli abbonati — la possibilità di importare in Claude i ricordi e le informazioni che gli altri modelli hanno raccolto su un utente. La funzione mira a rendere l’assistente più utile, trasferendo preferenze, istruzioni d’uso e contesto personale che altrove erano già stati salvati. Per procedere serve incollare un apposito prompt nel chatbot di origine; il modello restituisce quindi un elenco strutturato dei dati in suo possesso, che l’utente può copiare e inviare a Claude attraverso la sezione Funzionalità > Avvia importazione > Importa memoria da altri provider AI.
La procedura, spiegano fonti ufficiali di Anthropic, è pensata per agevolare chi vuole centralizzare la propria esperienza conversazionale senza ricominciare da capo. Tuttavia, il trasferimento non è neutro: importare automaticamente impostazioni di tono, preferenze e dettagli personali può consolidare profili digitali molto completi, con ricadute su privacy e controllo dei dati.
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Usabilità e rischi pratici
Dal punto di vista pratico l’operazione è semplice e adatta anche agli utenti meno esperti, ma comporta alcune insidie. Se il modello sorgente ha salvato informazioni errate o incomplete, quelle stesse imprecisioni verranno replicate in Claude. Inoltre, l’azione amplia la superficie di dati disponibili in un unico servizio, aumentando la responsabilità dell’azienda che li ospita sul fronte della protezione e della trasparenza.
Per l’utente comune le implicazioni più immediate sono due: maggiore comodità nell’interazione con l’assistente e la necessità di verificare che ciò che viene importato sia effettivamente corretto. Chi valuta la privacy come prioritaria dovrà quindi controllare manualmente le voci trasferite prima di lasciarle in uso continuativo.
Guerra di immagine tra le aziende dell’AI
La mossa di Anthropic arriva in un momento di forte competizione tra i grandi produttori di intelligenza artificiale. La società, che nelle scorse settimane ha rotto i rapporti con il Pentagono dopo un contratto da 200 milioni di dollari, si è presentata sul mercato come più cauta sull’impiego militare delle sue tecnologie. Il divorzio con il Dipartimento della Difesa è stato motivato dalle limitazioni che Anthropic voleva imporre — niente automazione di armi o sorveglianza di massa — richieste poi ritenute non sufficientemente accolte dall’altra parte.
OpenAI ha invece stretto o ampliato intese con il Pentagono, ma il CEO Sam Altman ha riconosciuto pubblicamente di aver sottovalutato i tempi nella gestione dell’accordo. In una nota interna resa pubblica, Altman ha ammesso che la fretta potrebbe avere dato un’impressione di opportunismo e superficialità.
La reazione del mercato è stata immediata: secondo dati di terze parti, in seguito alla vicenda l’app di ChatGPT ha registrato un aumento significativo delle disinstallazioni giornaliere negli Stati Uniti, mentre Claude ha visto una crescita nei download che per la prima volta l’ha portato nelle classifiche degli store. Questi numeri suggeriscono che, oltre alle proposte tecnologiche, gli utenti giudicano anche le scelte etiche e commerciali delle aziende.
Come chiedere ai chatbot di esportare i propri dati
Se volete provare l’esportazione, il processo si basa su un messaggio standard da inviare al chatbot che detiene i vostri dati. La richiesta dovrebbe ordinare al modello di elencare tutti i «ricordi» associati al vostro profilo — istruzioni sul tono di risposta, dettagli personali, progetti ricorrenti, strumenti e linguaggi usati, correzioni date in passato e qualsiasi altro contesto memorizzato — presentandoli in un formato facilmente copiabile.
È importante chiedere esplicitamente che il risultato non venga sintetizzato o aggregato, ma restituito in blocco così com’è stato memorizzato, insieme a una conferma se si tratta dell’insieme completo di dati. Prima di incollare qualsiasi output in Claude, verificate parola per parola e rimuovete informazioni sensibili che non volete trasferire.
Cosa cambia per gli utenti
La novità rende più semplice spostare preferenze e contesto tra assistenti diversi, riducendo la fatica di «rieducare» un nuovo chatbot. D’altra parte impone agli utenti un ruolo più attivo nel controllo dei propri dati: il vantaggio della personalizzazione va bilanciato con l’attenzione a cosa viene condiviso e con chi.
Nel breve termine, l’episodio rafforza la percezione che le scelte aziendali sulle collaborazioni con enti militari o governativi possano incidere sui comportamenti d’uso. In un mercato dove la fiducia è un asset fondamentale, errori di comunicazione o decisioni prese in fretta possono tradursi rapidamente in spostamenti di massa tra piattaforme.
Per chi vuole procedere: prima di importare, scaricate e rivedete il resoconto dei dati dal vostro chatbot di origine; poi valutate voce per voce cosa trasferire. È il modo più sicuro per mantenere i benefici della personalizzazione senza abbandonare il controllo sulle proprie informazioni.












