Pentagono lancia l’allarme su Anthropic: Claude a rischio disattivazione in zone di conflitto

Il conflitto tra il governo americano e l’azienda di intelligenza artificiale si è trasformato in una battaglia legale che potrebbe definire i limiti dei rapporti tra Difesa e fornitori di modelli. Sul tavolo ci sono la sicurezza delle operazioni militari e la scelta rapida di un sostituto per il chatbot coinvolto in attività belliche.

Il caso riguarda il contratto da circa 200 milioni di dollari tra il Pentagono e Anthropic, società guidata da Dario Amodei, la cui piattaforma di intelligenza artificiale, nota come Claude, era stata integrata in sistemi sensibili dell’esercito. Le autorità federali sostengono che l’interruzione dell’accordo sia stata giustificata perché l’azienda non avrebbe rispettato le condizioni richieste e avrebbe rappresentato un «rischio inaccettabile» per operazioni che coinvolgono dati classificati.

Anthropic ha reagito citando in giudizio il Dipartimento della Difesa in due tribunali federali — una corte d’appello a Washington D.C. e un tribunale federale in California — sostenendo che la decisione del Pentagono fosse illegittima e violasse il Primo Emendamento della Costituzione americana. I giudici della California ascolteranno le parti il 24 marzo, data in cui si terrà la prima udienza ufficiale.

Secondo la ricostruzione fornita dall’amministrazione, il nodo della controversia è stato il rifiuto di Anthropic di accettare una rinegoziazione contrattuale e, più in generale, alcune scelte di governance aziendale che avrebbero indotto il Pentagono a dubitare dell’affidabilità del partner. Tra le preoccupazioni principali c’è il potenziale controllo o la modifica del comportamento del modello in momenti critici: il timore è che un fornitore, in situazioni di attrito con il committente, possa rendere la propria tecnologia inutilizzabile o alterarne le risposte durante operazioni militari.

Il dipartimento respinge l’idea di una ritorsione a fini politici e afferma che la sospensione del rapporto è stata dettata da ragioni operative e commerciali, non da una punizione per le posizioni dell’azienda su applicazioni dell’IA, quali sorveglianza di massa o armi autonome.

La questione non è solo legale: ha risvolti pratici immediati sul campo. Claude era già impiegato in flussi informativi vitali per l’esercito, integrato in particolare con il sistema Maven di Palantir, usato per analizzare grandi volumi di dati classificati. Per questo motivo il Pentagono ha avviato la ricerca di alternative capaci di sostituire rapidamente il modello di Anthropic.

Secondo quanto riportato dalla stampa specializzata, il Dipartimento sta sviluppando e testando diversi modelli linguistici su ambienti governativi controllati. Cameron Stanley, responsabile digitale e IA del Pentagono, ha dichiarato che i lavori sono in corso e che alcune soluzioni potrebbero essere pronte per un impiego operativo «a breve», pur senza fornire dettagli tecnici o tempistiche precise.

La modifica delle forniture di IA arriva anche dopo l’ordine del presidente Donald Trump, che ha chiesto — attraverso la piattaforma Truth — di sospendere immediatamente l’uso di Claude da parte delle agenzie federali. Nel frattempo OpenAI e xAI hanno ottenuto alcuni privilegi d’accesso in contesti riservati, ma i loro contratti iniziali non prevedevano l’impiego dei modelli in ambienti classificati come quello in cui era usato Claude.

Con il procedimento che si avvia e lo sviluppo parallelo di soluzioni alternative, la partita mette in luce due nodi critici: il bisogno della Difesa di strumenti IA affidabili e controllabili, e l’urgenza di regole chiare sui rapporti contrattuali tra enti pubblici e aziende tecnologiche. Le decisioni dei tribunali nelle prossime settimane potranno influenzare non solo l’esito della contesa, ma anche le future politiche di approvvigionamento e governance dell’intelligenza artificiale nel settore della sicurezza nazionale.

Categorie IA

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