Generazione Z: 64% si affida a social e AI, addio tv e giornali

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Un nuovo rapporto del Reuters Institute mette sotto la lente le abitudini informative dei giovani tra i 18 e i 24 anni e spiega perché queste trasformazioni sono decisive per il futuro del giornalismo e della partecipazione civica. I dati mostrano una migrazione netta verso i social e gli strumenti digitali, con implicazioni pratiche per come le redazioni devono comunicare oggi.

Lo studio, intitolato How young people get their news, analizza andamenti dal 2015 al 2025 su nove Paesi selezionati (tra cui Regno Unito, Stati Uniti, Francia, Germania, Italia, Spagna e Brasile) e integra il più ampio Digital News Report. I numeri rivelano tendenze consolidate, non semplici fluttuazioni: cambiano i canali, i formati e anche le aspettative del pubblico più giovane.

Il passaggio ai social e ai contenuti audiovisivi

I ragazzi si informano sempre più spesso “per caso”, all’interno di un flusso di contenuti non esclusivamente dedicati all’informazione. Oggi il 64% degli utenti tra 18 e 24 anni legge notizie ogni giorno, ma lo fa in modo meno intenzionale rispetto agli anziani. In dettaglio, il 39% indica i social come principale fonte (era il 21% nel 2015), mentre l’accesso diretto ai siti delle testate scende al 24% (dal 36% di dieci anni fa).

Tra le piattaforme più usate per le news emergono chiaramente formati visivi e brevi: Instagram (30%), YouTube (23%), TikTok (22%) e X (20%). Facebook è in forte contrazione rispetto al passato, passando dal 53% al 16% nella fascia analizzata. I podcast restano popolari in senso generale (59% li ascolta mensilmente), ma solo una minoranza li usa regolarmente per le notizie (18%).

Creators, motori di ricerca e AI

L’ecosistema social privilegia la voce dei creator: il 51% dei giovani presta maggiore attenzione a questi contenuti rispetto alle testate (39%). Solo il 14% afferma che il modo principale per ottenere notizie sia andare direttamente su un sito o su un’app di informazione; il 40% usa i social come primo punto di accesso e il 26% i motori di ricerca.

Un elemento nuovo e significativo è l’uso dell’intelligenza artificiale: circa il 15% dei giovani utilizza strumenti AI settimanalmente per reperire notizie (contro il 3% degli over 55). Il rapporto segnala che il 43% apprezza applicazioni di giornalismo assistito dall’AI, il 43% sfrutta sintesi automatiche per orientarsi tra le notizie e il 48% le usa per farsi spiegare temi complessi.

Percezione delle notizie e relazione con il giornalismo

I giovani si dicono meno interessati ad argomenti come la politica e più orientati verso contenuti di intrattenimento; la quota che dichiara di “evitare le notizie” è simile a quella di altre fasce d’età (circa il 42%). Tuttavia emergono due segnali critici: molti ritengono le notizie poco rilevanti per la loro realtà quotidiana o difficili da comprendere, e il 31% dice di non sentirsi sufficientemente rappresentato dai media.

Non solo: tra i 18-24enni c’è una maggiore disponibilità a considerare l’idea che i media non debbano essere neutri su questioni come cambiamento climatico o razzismo (il 32% contro il 19% degli over 55). Questa distanza tra aspettative del pubblico giovane e pratiche redazionali contribuisce a spiegare perché le testate faticano a raggiungere e trattenere questo segmento.

Conseguenze pratiche e scelte per le redazioni

Il rapporto del Reuters Institute non si limita a fotografare il fenomeno: indica anche alcune leve operative. Per molte redazioni la sfida è duplice: raggiungere i giovani “dove sono” — sui social e con formati audiovisivi — ma anche produrre contenuti che risultino veramente rilevanti e comprensibili per loro. La carenza di giovani all’interno delle redazioni viene citata come una delle ragioni alla base della distanza percepita.

Se le redazioni non adegueranno linguaggi, formati e canali, il rischio è duplice: perdere lettori in età fertile per l’impegno civico e lasciare spazio a fonti informali o a sintetizzatori automatici che possono consolidare bolle informative meno verificate. Allo stesso tempo, l’adozione responsabile dell’AI può offrire strumenti per spiegare complesse catene di eventi e favorire l’alfabetizzazione mediatica, se accompagnata da controlli e trasparenza.

Il rapporto completo è disponibile in forma integrale sul sito del Reuters Institute. Per editori e responsabili delle newsroom la conclusione è netta: adattare contenuti e pratiche non è solo una questione di audience, ma una priorità per mantenere viva la funzione informativa delle notizie nelle società democratiche.

Categorie IA

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