Mostra sommario Nascondi sommario
Un nuovo caso al crocevia tra cinema e tecnologia rilancia il dibattito su cosa sia lecito fare con i volti e le voci delle star scomparse. Il regista Coerte Voorhees ha utilizzato l’intelligenza artificiale per ricreare la presenza sullo schermo di Val Kilmer, morto ad aprile 2025, nel film As Deep as The Grave: la scelta riaccende questioni legali, morali e pratiche che oggi toccano l’intera industria.
Il progetto, pensato sei anni fa e rallentato dalla pandemia, racconta le ricerche degli archeologi Ann e Earl Morris negli anni Venti e Trenta, figure chiave per lo studio delle civiltà precolombiane. Al centro della storia c’è Padre Fintan, sacerdote cattolico e spiritualista di origine nativa americana, ruolo che Voorhees intendeva affidare a Kilmer.
Xbox, PC e Game Pass: i titoli imperdibili in uscita a luglio 2026
Michael incassa 1 miliardo al botteghino: il biopic con Jaafar Jackson trionfa
Il perché della scelta e il ruolo della famiglia
Voorhees non ha potuto filmare con l’attore: Kilmer aveva combattuto a lungo contro un tumore alla gola e si è spento nel 2025. Nonostante l’impossibilità delle riprese dal vivo, il regista ha proseguito con la sua idea, contando sul sostegno dei familiari dell’attore. La figlia Mercedes ha dato l’autorizzazione, spiegando che il padre guardava con interesse alle nuove tecnologie come strumenti narrativi.
La produzione ha quindi alimentato sistemi generativi con un vasto archivio di fotografie e filmati di Kilmer, combinando più strumenti — non specificati pubblicamente — e tecniche di montaggio per integrare il volto “generato” nelle scene. Anche l’aspetto sonoro è stato curato: in alcuni passaggi la voce del personaggio nel film riflette la raucedine e la disfonia che effettivamente avevano caratterizzato la voce dell’attore negli ultimi anni.
Anteprima e precedenti
Un’immagine promozionale diffusa dalla casa di produzione First Line Films e rilanciata da Variety ha mostrato Kilmer in una scena dal tono riflessivo, suscitando immediatamente curiosità sul realismo ottenuto. Non si tratta del primo caso in cui la tecnologia ha “ricomposto” interpreti scomparsi: nel 2015 la produzione di Fast & Furious 7 completò le scene di Paul Walker con tecniche digitali, e Carrie Fisher è ricomparsa in Star Wars: L’ascesa di Skywalker dopo la sua morte.
Inoltre, Kilmer stesso aveva già sperimentato strumenti di sintesi: nel 2022 aveva partecipato a un progetto con Sonantic per ricreare parti della sua voce in Top Gun: Maverick, quando la malattia aveva compromesso le corde vocali.
As Deep as The Grave si colloca dunque in un momento delicato per il settore, mentre studi e professionisti valutano l’impatto dell’AI generativa su mestieri, diritti d’autore e consenso degli artisti.
Questioni aperte e possibili conseguenze
Questo caso solleva almeno tre questioni pratiche e normative. Primo: il consenso — anche quando arriva dalla famiglia — basta a legittimare l’uso postumo dell’immagine di un artista? Secondo: chi tutela i diritti d’autore e di immagine quando modelli generativi si fondano su materiale di archivio soggetto a restrizioni? Terzo: quale futuro per ruoli e professioni (dalla controfigura al doppiaggio) se l’AI rende possibile “riutilizzare” interpreti in nuove opere?
Per ora Voorhees e i produttori presentano il film come un omaggio e come un uso responsabile della tecnologia. Ma la vicenda potrebbe diventare un banco di prova per le regole che l’industria e i legislatori saranno chiamati a stabilire nel prossimo futuro.
In ogni caso, per il pubblico questa produzione offre la possibilità di rivedere un volto noto in una parte nuova, alimentando al tempo stesso un confronto più ampio su limiti, rischi e potenzialità dell’intelligenza artificiale nel racconto cinematografico.












