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Capcom è diventata un nome globale grazie a titoli come Resident Evil, Street Fighter e Monster Hunter, ma dietro a questi successi ci sono decine di giochi e serie che il grande pubblico ha dimenticato. In questo articolo ricordiamo tre produzioni della casa di Osaka che meriterebbero maggiore attenzione.
Bionic Commando: il platform del braccio che rivoluzionò il movimento
Nel mondo dei platform a 8 e 16 bit pochi giochi hanno proposto un’idea così distintiva. Bionic Commando era tutto centrato sul braccio meccanico del protagonista. Quel gancio metallico trasformava ogni scena in un puzzle di tempismo e traiettorie.
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- Origini: nato in sala giochi, poi portato su NES e Game Boy.
- Meccanica chiave: scivoli, agganci e oscillazioni, non i soliti salti.
- Fama: culto tra i giocatori, pur senza grande seguito commerciale.
Tentativi di ritorno e perché sono rimasti isolati
Nel corso degli anni Capcom ha provato a riportare in vita il brand, ma i risultati sono stati altalenanti.
- Bionic Commando Rearmed ha ripreso il gameplay classico in chiave moderna.
- Un remake in terza persona nel 2009 ha cambiato radicalmente approccio.
- Nonostante qualità e idee interessanti, il franchise non ha trovato continuità.
Il risultato è una serie amata da una nicchia, ma troppo fragile per competere con i grandi IP contemporanei.
Firebrand, Gargoyle’s Quest e Demon’s Crest: la trilogia gotica fuori dal radar
Un personaggio secondario di Ghosts ‘n Goblins divenne protagonista. Firebrand, il diavoletto rosso, guidò una trilogia che mescolava azione e avventura con toni cupi.
- Gargoyle’s Quest: azione e platform con forte identità artistica.
- Seguito per Game Boy e NES/SNES che ampliò l’universo narrativo.
- Demon’s Crest: il capitolo conclusivo su SNES, ricco di atmosfera e design sonoro notevole.
Perché la trilogia non è esplosa
Nonostante qualità tecniche e creative, i giochi non incontrarono il grande pubblico.
- Posizionamento di nicchia: gameplay e tono non mainstream.
- Poca promozione commerciale da parte di Capcom.
- Timing sull’hardware: usciti in epoche di transizione tra console.
Oggi questi titoli sono gemme per appassionati. Chi li ha giocati li ricorda per le atmosfere oscure e il level design raffinato.
Maximo: il Ghosts ‘n Goblins in 3D che non è proseguito
Sulla scia della saga di Arthur, Maximo trasferì lo spirito di Ghosts ‘n Goblins in un mondo tridimensionale. Fu uno dei primi progetti significativi di Capcom su PlayStation 2.
- Due capitoli principali: Ghost to Glory e Army of Zin.
- Genere: action/platform con difficoltà elevata e combattimenti serrati.
- Atmosfera: horror gotico mischiato a elementi avventurosi.
Perché non abbiamo visto un terzo episodio
I motivi sono pratici e legati al mercato del tempo.
- Costo di sviluppo crescente su piattaforme 3D.
- Priorità aziendali orientate verso altri franchise più redditizi.
- Il pubblico, pur affezionato, non raggiunse numeri decisivi.
Così Maximo è rimasto una testimonianza della PS2, apprezzata da chi ama sfide dure e design classico, ma assente dalle generazioni più recenti.











