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Apple ha accettato un accordo da 250 milioni di dollari per risolvere una class action negli Stati Uniti relativa alle funzionalità di intelligenza artificiale promesse per gli ultimi iPhone. La possibile liquidazione interessa chi ha acquistato dispositivi in un arco temporale preciso e ora attende la conferma definitiva del tribunale.
La vicenda nasce dall’annuncio del 10 giugno 2024, quando la casa di Cupertino presentò la piattaforma Apple Intelligence e nuovi strumenti basati su AI per l’assistente vocale Siri. Le promesse pubbliche sulla disponibilità di capacità avanzate — descritte in campagne marketing e nei materiali di lancio di modello successivo — non si sono tradotte, secondo i consumatori, in funzionalità effettivamente attive sugli apparecchi venduti.
Il risultato è stata una class action depositata nella Corte Distrettuale di San José: centinaia di acquirenti hanno contestato la pubblicità ritenuta fuorviante, sostenendo di aver comprato o scelto un modello in parte sulla base di questi annunci. Apple ha deciso di chiudere il contenzioso con un pagamento collettivo, evitando così un prolungato procedimento giudiziario.
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Cifre e beneficiari
Secondo l’intesa raggiunta, la somma complessiva prevista ammonta a 250 milioni di dollari. In termini pratici, la stima indicativa è di circa 25 dollari per dispositivo idoneo, ma lo studio legale che ha promosso l’azione collettiva — Clarkson Law Firm — suggerisce che l’importo individuale potrebbe aumentare, fino a un massimo stimato intorno ai 95 dollari, a seconda del totale delle richieste ricevute.
Possono partecipare al rimborso gli acquirenti statunitensi di iPhone 16 e di iPhone 15 Pro comprati tra il 10 giugno 2024 (data dell’annuncio) e il 29 marzo 2025. La procedura pratica per presentare la domanda sarà definita con il piano di ripartizione dell’accordo se il giudice darà l’approvazione finale.
La posizione di Apple
In una nota la multinazionale ha ricordato di aver introdotto diverse funzioni legate a Apple Intelligence, tra cui strumenti per la visione, la traduzione in tempo reale e assistenza alla scrittura, oltre ad altre novità come i cosiddetti “Genmoji” e funzioni per la gestione dei contenuti. Secondo l’azienda, il compromesso riguarda la disponibilità di due specifiche funzionalità contestate, risolte per concentrarsi su ulteriori sviluppi del prodotto.
Apple ha anche avviato collaborazioni esterne — tra cui un accordo per integrare in futuro la piattaforma Gemini di Google su alcuni iPhone — segnale che l’evoluzione delle funzionalità AI sui dispositivi prosegue, sebbene con tempi diversi da quelli originariamente annunciati.
Perché conta oggi
La data da segnare è il 17 giugno 2026: sarà quel giorno che il giudice Noel Wise deciderà se approvare definitivamente l’accordo. Per gli utenti interessati, la sentenza determinerà l’apertura delle richieste di rimborso e l’entità effettiva delle somme spettanti.
Per i consumatori, questa vicenda ha due implicazioni concrete: chi ha acquistato un dispositivo entro il periodo indicato potrebbe avere diritto a un risarcimento; più in generale, solleva questioni sul modo in cui le grandi aziende tecnologiche comunicano funzionalità non ancora pienamente disponibili al momento del lancio.
Restano aperti i dettagli operativi — come la tempistica per la presentazione delle richieste e i criteri esatti per la ripartizione — che verranno chiariti solo dopo la possibile approvazione del tribunale. Nel frattempo, chi ritiene di essere tra i potenziali beneficiari può monitorare gli aggiornamenti del caso e le comunicazioni ufficiali da parte degli avvocati della class action.











