AI nei video politici: slopaganda di Vannacci e Trump minaccia la verità online

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Negli ultimi mesi la produzione di immagini e video realizzati con l’intelligenza artificiale è entrata stabilmente nel linguaggio politico: non tanto per ingannare presentando falsi come reali, quanto per costruire narrazioni visive potenti e virali. Questo fenomeno ha ripercussioni immediate sulla qualità del dibattito pubblico e sulla percezione dei leader.

Il caso più recente coinvolge un video diffuso da Roberto Vannacci, intitolato “Il Generale Robertvs Vannaccivs scena colosseo Giuseppus Barbonis”. La clip, creata interamente con strumenti di AI, ritrae l’ex generale come un imperatore romano seduto nell’anfiteatro, affiancato da figure pubbliche italiane e da oppositori ritratti in posizioni simboliche e drammatiche.

Non si tratta di un tentativo di falsificazione che mira a essere scambiato per documentario: la natura artificiale delle immagini è spesso evidente. Il punto è un altro: trasformare ipotesi politiche in immagini che solleticano emozioni e si diffondono rapidamente sui social, condizionando opinioni più con l’impatto visivo che con argomentazioni verificabili.

Che cos’è la “slopaganda”

Il termine, entrato anche nei registri lessicali più aggiornati, descrive una forma di propaganda a basso costo basata su contenuti generati da algoritmi: slopaganda. Estetica iperrealistica, messaggi semplificati e produzione economica sono gli ingredienti principali. La parola richiama l’idea di qualcosa di approssimativo ma massivamente diffondibile, sfruttando la potenza degli algoritmi delle piattaforme.

La strategia non mira alla credibilità fattuale, ma alla creazione di associazioni forti — ad esempio collegare un leader a un’immagine di forza o rappresentare gli avversari come indeboliti — per ottenere consenso e condivisioni.

Non è un fenomeno solo italiano

Analoghe pratiche sono emerse altrove: negli Stati Uniti, campagne e ambienti politici hanno già fatto ricorso a immagini e video generati dall’AI per costruire simboli visivi attorno a figure pubbliche, da ritratti iconici a rappresentazioni grottesche e caricaturali.

Questi contenuti non cercano la verifica dei fatti, ma la persuasione visiva. La loro efficacia sta nella capacità di imprimere scenari possibili nella mente degli utenti, condizionando percezioni e discussioni senza passare per argomentazioni fondate.

Perché ci riguarda oggi

La diffusione rapida e a basso costo di questi materiali cambia le regole del confronto politico: amplifica messaggi selezionati, riduce il tempo necessario per influenzare l’opinione pubblica e abbassa la soglia di entrata per chi vuole veicolare propaganda. Il rischio concreto è la corrosione della fiducia nelle fonti e la normalizzazione di rappresentazioni manipolatorie.

Per il lettore medio questo significa due cose pratiche: prima, essere più critico verso contenuti visivi spettacolari che non presentano fonti o contesto; seconda, riconoscere che l’impatto emotivo di un’immagine non equivale a una prova.

In assenza di regolazioni e di pratiche di contrasto efficaci, la slopaganda resta uno strumento persuasivo potente e a portata di mano. Capirne il funzionamento è il primo passo per difendere la qualità del dibattito pubblico.

Categorie IA

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