OpenAI e Microsoft accusate da 400 editori Usa per furto di articoli

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Quasi 400 case editrici statunitensi hanno avviato una battaglia legale senza precedenti contro OpenAI e Microsoft, sostenendo che i loro articoli protetti da copyright sono stati usati per addestrare modelli di intelligenza artificiale. La denuncia, depositata a fine giugno a New York, reclama danni ingenti e chiede di fermare l’uso non autorizzato dei contenuti.

Le accuse principali: come sarebbe avvenuto l’uso dei contenuti

Secondo gli editori, i sistemi delle società hanno raccolto massicciamente testi tratti da siti giornalistici. Tra le pratiche indicate:

  • scansione automatica di pagine web, comprese quelle protette da paywall;
  • copia non autorizzata di articoli, inchieste e contenuti originali;
  • rimozione o oscuramento dei crediti degli autori e dei riferimenti al copyright.

Gli editori sostengono che queste operazioni hanno reso difficile dimostrare l’utilizzo improprio dei materiali e hanno sottratto valore economico al giornalismo.

Cosa chiedono gli editori in tribunale

La querela mira a ottenere sia misure cautelari che risarcimenti economici. In particolare, la coalizione richiede:

  • stop all’uso non autorizzato dei contenuti per addestrare modelli AI;
  • il risarcimento dei profitti derivanti dall’uso illecito;
  • danni punitivi e il rimborso delle spese legali.

La causa intende colpire il modello di business che, secondo gli editori, monetizza i contenuti senza compensare chi li produce.

Microsoft nel mirino: investimenti e strumenti coinvolti

Nel procedimento è stata tirata dentro anche Microsoft. Il gruppo di Redmond ha investito miliardi in OpenAI e ha fornito infrastrutture e prodotti AI. Nella denuncia è citato esplicitamente Copilot, ritenuto uno degli strumenti che hanno sfruttato contenuti editoriali.

Gli attori legali sostengono che i ricavi generati dagli ecosistemi AI hanno creato enormi profitti, mentre gli editori non avrebbero ricevuto compensi.

Impatto sul giornalismo locale e sulle testate indipendenti

Per gli editori coinvolti, il fenomeno non è solo economico ma anche civico. Il giornalismo locale rischia di perdere risorse e posti di lavoro. Esperti e dirigenti del settore avvertono che:

  • la riduzione dei ricavi mette in pericolo inchieste e copertura territoriale;
  • i grandi accordi potrebbero favorire i big, lasciando i piccoli editori privi di strumenti di difesa;
  • la qualità dell’informazione potrebbe diminuire se cala l’investimento nel giornalismo originale.

La difesa di OpenAI e l’argomento del “fair use”

OpenAI ha risposto sostenendo che i suoi modelli sono addestrati su dati disponibili pubblicamente e che l’uso rientrerebbe nel fair use. Gli editori contestano questa tesi e rilanciano che la pratica ha natura commerciale e predatoria.

La causa chiede al tribunale di valutare se il semplice accesso a contenuti pubblici giustifica la riproduzione su larga scala per finalità di profitto.

Richieste legali in dettaglio

  • blocco delle attività giudicate illecite;
  • restituzione dei profitti ottenuti indebitamente;
  • risarcimenti per danni economici e reputazionali.

Il quadro giuridico internazionale: cosa succede in Europa

La vicenda americana si inserisce in un contesto globale di contenziosi simili. In Europa la Corte di Giustizia dell’UE sta esaminando un caso che coinvolge Google e un editore ungherese collegato all’uso dei contenuti per il modello Gemini.

La sentenza attesa nel settembre 2026 potrebbe stabilire principi legali applicabili anche oltre i confini europei.

Precedenti e possibili conseguenze per il settore AI

Negli ultimi anni ci sono stati altri contenziosi rilevanti. Alcuni si sono chiusi con accordi multimiliardari. Questi casi mostrano che i tribunali sono chiamati a definire limiti e obblighi per chi costruisce modelli su larga scala.

  • accordi passati hanno portato a risarcimenti significativi;
  • le decisioni giudiziarie possono modificare pratiche di raccolta dati;
  • le regole future potrebbero richiedere trasparenza su fonti e licenze.

Cosa cambia per lettori, editori e sviluppatori

Se i giudici dovessero dare ragione agli editori, l’industria dell’AI potrebbe dover rivedere i processi di training. Per gli utenti finale potrebbero cambiare le politiche di accesso e i servizi offerti dalle piattaforme.

Gli editori sperano di ottenere un meccanismo che riconosca valore e diritti d’autore. Gli sviluppatori temono nuove restrizioni che aumenterebbero i costi di sviluppo.

Categorie IA

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