Venti sei dipendenti ed ex dipendenti di Meta hanno avviato una causa federale a Oakland, sostenendo che l’azienda avrebbe impiegato strumenti automatizzati per identificare chi, tra il personale, era da mettere in lista per i tagli. La vicenda riporta al centro il tema decisivo di oggi: fino a che punto l’intelligenza artificiale può influenzare le scelte sul lavoro e quali tutele restano per chi ha preso congedi per salute o maternità?
Cosa arriva in tribunale
Nel ricorso presentato alla corte federale i querelanti — 26 persone in tutto — dicono che Meta ha assegnato punteggi di produttività attraverso una serie di sistemi interni, e che quei punteggi sono stati usati per compilare gli elenchi dei licenziamenti. Secondo la denuncia, le persone che avevano usufruito di permessi protetti, come chi convive con una disabilità, chi si è assentato per malattia o chi era in maternità, sarebbero risultate sovrarappresentate tra i destinatari delle lettere di cessazione.
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Obiettivo della causa: ottenere l’annullamento dei licenziamenti o, in alternativa, un risarcimento per coloro che ritengono di essere stati esclusi dal lavoro per ragioni illegittime. Tra i casi citati compare quello di una ricercatrice che ha ricevuto la comunicazione di licenziamento pochi giorni prima del parto e di un ingegnere costretto a sospendere l’attività per motivi di salute.
La replica di Meta
L’azienda respinge le accuse definendole infondate e puntualizza che le decisioni organizzative «sono state prese da persone, non da algoritmi». Meta afferma inoltre che la gestione del personale segue criteri umani e non automatizzati.
Il confronto tra le parti ora si sposterà nelle aule giudiziarie: i querelanti chiamano in causa non solo le singole notifiche di cessazione, ma il metodo complessivo adottato per scegliere chi sarebbe stato sacrificato nella ristrutturazione.
Un contesto di tagli e trasformazioni
La battaglia legale arriva dopo tre anni di riduzioni di organico molto ampie in casa Zuckerberg. Il primo grande piano di riorganizzazione nel 2022 ha portato alla cancellazione di circa 11.000 posti; nel 2023 altri 10.000; ad aprile è stata annunciata un’ulteriore ondata di circa 8.000 esuberi. L’azienda giustifica i tagli come necessità per rendere le operazioni più snelle e sostenibili.
Ma la ristrutturazione ha radici anche nelle scelte strategiche fatte dall’azienda: investimenti massicci nel progetto del metaverso, che non ha raggiunto i ritorni sperati, e scommesse crescenti sull’intelligenza artificiale per automatizzare compiti. Nei mesi scorsi Meta ha avviato internamente un programma, noto come Model Capability Initiative, finalizzato a raccogliere dati sulle attività dei dipendenti per addestrare futuri modelli; questo passaggio ha alimentato le preoccupazioni su come verranno usate quelle informazioni.
Per molti osservatori la questione solleva interrogativi pratici: possono strumenti algoritmici che monitorano l’operato professionale includere criteri che penalizzano chi ha fatto ricorso a diritti tutelati dalla legge? E, soprattutto, quali garanzie devono avere i lavoratori quando decisioni importanti vengono supportate o delegate a sistemi automatici?
Perché la vicenda è importante oggi
La causa a Oakland non è solo un caso interno a Meta: se il tribunale dovesse dar ragione ai dipendenti, si creerebbe un precedente che influenzerebbe l’impiego di tecnologie di monitoraggio e scoring nei processi HR di molte aziende. A livello normativo e sindacale, la pronuncia potrebbe spingere per regole più rigide sull’uso dei dati dei lavoratori e sull’accountability degli algoritmi.
Nei prossimi mesi sarà utile seguire due aspetti: l’andamento delle udienze e le eventuali richieste di provvedimenti cautelari per sospendere i licenziamenti, e le prove tecniche che le parti presenteranno su come i modelli siano stati progettati e applicati.
In assenza di un accordo, la causa potrebbe dunque segnare un punto di svolta sui confini tra automazione e diritti del personale, con ricadute concrete per milioni di lavoratori e per le società che intendono integrare l’intelligenza artificiale nelle pratiche di gestione delle risorse umane.












