Xi Jinping sfida gli Usa sull’intelligenza artificiale: chiede regole condivise

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Il ruolo dell’intelligenza artificiale nel gioco geopolitico è diventato oggi ancora più evidente: a Shanghai il presidente cinese Xi Jinping ha invitato il mondo a cooperare sull’AI e ha lanciato iniziative rivolte soprattutto ai Paesi in via di sviluppo, mentre aziende locali presentano modelli sempre più potenti. Questi annunci, fatti il 17 luglio all’apertura della conferenza, rivelano come tecnologia e diplomazia si intreccino e perché le scelte di questi giorni avranno effetti concreti sui sistemi economici e di sicurezza globali.

La platea della World Artificial Intelligence Conference (WAIC) — che proseguirà fino al 20 luglio — ha visto la partecipazione di oltre mille imprese e rappresentanti internazionali, tra cui il segretario generale dell’Onu António Guterres e capi di Stato di diversi Paesi asiatici. Sul palco Xi ha ribadito che lo sviluppo dell’AI non dovrebbe essere appannaggio di un solo Paese, ma frutto di collaborazione multilaterale.

Un appello contro l’«eccesso di sicurezza»

Nel suo discorso il presidente cinese ha contestato l’allargamento del concetto di sicurezza nazionale applicato alle tecnologie, accusando alcune misure di essere usate per restringere l’accesso ai sistemi più avanzati. Secondo Xi, questa logica spingerebbe le nazioni a prioritizzare la propria protezione a scapito di un approccio cooperativo, con il rischio di frammentare ulteriormente il panorama tecnologico globale.

Il richiamo arriva in un momento di crescente tensione tecnologica con gli Stati Uniti: negli ultimi anni Washington e Bruxelles hanno imposto limitazioni alle esportazioni di chip e strumenti sensibili verso la Cina, decisioni che Pechino interpreta come fattori che stimolano l’autosufficienza industriale interna. I discorsi di oggi confermano l’intenzione cinese di accelerare investimenti e ricerca per colmare il divario.

Accordi e aiuti ai Paesi in via di sviluppo

Xi ha annunciato nuove collaborazioni con blocchi regionali e organizzazioni di Paesi emergenti, promettendo risorse tecniche e formazione: tra le misure concrete, Pechino offrirà l’accesso a uno strumento meteorologico basato sull’AI a 30 Stati per il monitoraggio dei rischi naturali e 5.000 posti di formazione sull’intelligenza artificiale nei prossimi cinque anni.

In parallelo, 29 Paesi avrebbero firmato un’intesa con la Cina per istituire a Shanghai una Organizzazione mondiale per la cooperazione sull’intelligenza artificiale, un organismo intergovernativo presentato come controparte a coalizioni tecnologiche guidate dagli Stati Uniti. I promotori sostengono che questa nuova istituzione punta a evitare quello che Xi ha definito il ripetersi di «ingiustizie storiche» nella diffusione e nella governance dell’AI.

Da osservatori esterni arrivano però richiami a valutare anche i rischi: maggiore accesso e diffusione di tecnologie avanzate richiederanno regole efficaci e trasparenti per la sicurezza, la privacy e la responsabilità degli algoritmi.

Il debutto di Kimi K3: sfida open source

Contemporaneamente agli annunci politici, in fiera ha fatto il suo esordio Kimi K3, nuovo modello di intelligenza artificiale sviluppato dalla startup cinese Monshoot. L’azienda sostiene che il sistema, con circa 2,8 trilioni di parametri, è il più grande modello open source disponibile al pubblico, e lo presenta come alternativa ai modelli occidentali più noti.

Il lancio arriva in un contesto in cui le autorità statunitensi hanno recentemente imposto restrizioni su alcuni modelli esteri: azioni che hanno aumentato la visibilità delle contromisure tecnologiche messe in campo da gruppi e aziende fuori dagli Stati Uniti. Monshoot afferma che Kimi K3 offre prestazioni competitive rispetto a soluzioni come Fable 5 e altri modelli, mentre analisti di mercato sottolineano un vantaggio competitivo nei costi di implementazione dei modelli cinesi.

Lian Jye Su, capo analista di Omdia, osserva che la diffusione di modelli più economici permette a organizzazioni e imprese di adottare tecnologie avanzate con budget ridotti. Resta tuttavia il fatto che, nonostante il rilascio degli “open weight”, le dimensioni del modello rendono difficile per la maggior parte degli utenti ospitarlo autonomamente.

Questa dinamica — crescita di modelli potenti, aperture verso Paesi meno avanzati e parallelismi istituzionali — segna una tendenza chiara: l’ecosistema dell’AI si sta frammentando in poli con approcci diversi a innovazione, controllo e cooperazione internazionale.

Per i governi, le imprese e le organizzazioni internazionali la sfida immediata è duplice: favorire accesso e sviluppo tecnologico senza rinunciare a regole condivise che limitino abusi e rischi. La WAIC di Shanghai ha indicato la direzione politica della Cina; la domanda rimane: il resto del mondo seguirà questa via o continuerà a costruire alternative geopolitiche e tecnologiche separate?

Categorie IA

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