OpenAI: arrestato l’ingegnere Alfozan per microspia in sala riunioni e volo a Riad

Mostra sommario Nascondi sommario

L’arresto di un ingegnere di OpenAI a San Francisco ha acceso nuovi timori sul controspionaggio nella ricerca sull’intelligenza artificiale. L’episodio combina elementi di tecnologia, sicurezza fisica e indagini digitali, e pone domande sul valore delle conversazioni riservate dentro i laboratori di IA.

Dettagli sugli arresti e sulle accuse

Secondo i documenti giudiziari, l’FBI ha preso in custodia Abdulrahman Alfozan, cittadino saudita di 35 anni e dipendente OpenAI dall’estate 2025. L’arresto è avvenuto il 9 ottobre. L’accusa principale riguarda l’uso o il tentativo di usare un dispositivo per intercettare comunicazioni orali.

Le autorità hanno anche trovato prenotazioni di voli di sola andata per l’Arabia Saudita. Nei piani risultavano il nome di Alfozan, sua moglie e un altro parente. I pubblici ministeri sostengono che ci siano indizi di azioni pianificate per esfiltrare informazioni sensibili.

Com’era fatto il dispositivo nascosto negli uffici

Il gadget individuato aveva dimensioni ridotte, paragonabili a un pollice. Era dotato di microfono e di un sensore compatibile con telecamere. L’hanno occultato all’interno di un rotolo di carta igienica e lo hanno collegato alla porta USB nel retro di un televisore.

Dispositivo elettronico compatto simile a microspia collegato a una porta USB
Il gadget nascosto, di dimensioni ridotte, era collegato alla porta USB del televisore.

  • I tecnici di OpenAI stimano che l’installazione sia avvenuta intorno al 28 settembre.
  • Il dispositivo è stato scoperto il 30 settembre dal personale interno.
  • I dati sulla scheda erano cifrati e, al momento della scoperta, non leggibili.
  • In una borsa dell’indagato è stato trovato un secondo apparecchio simile.

Le indagini rilevano che entrambi i dispositivi provengono dalla stessa azienda con sede in Cina. OpenAI ha fornito alle autorità elementi utili per analizzare l’hardware.

ChatGPT al centro delle indagini digitali

La vicenda assume una piega digitale quando emergono i presunti metodi usati dall’ingegnere. L’FBI sostiene che Alfozan avrebbe consultato l’account ChatGPT della moglie per ricevere istruzioni.

Schermo di laptop con interfaccia di chatbot in uso in ambiente d'ufficio
Gli investigatori indagano su possibili istruzioni ottenute via account ChatGPT.

In base all’accusa, l’account sarebbe stato utilizzato per ottenere indicazioni su come:

  • costruire il dispositivo;
  • installarlo in modo nascosto;
  • configurare l’accesso remoto.

La donna non è accusata. Inoltre, sei settimane prima dell’installazione, l’indagato avrebbe interrogato uno strumento interno di OpenAI. L’obiettivo era identificare sale riunioni con incontri riservati e gli orari delle sessioni più importanti.

Chi è l’ingegnere e i suoi legami

Il profilo pubblico di Alfozan indica esperienze professionali in aziende come Meta, Microsoft e SAP. Figura anche un percorso di studi al MIT.

CNBC ha inoltre segnalato che Alfozan è partner di Raed Ventures, un fondo di venture capital con sede a Riyadh. Tra gli investitori del fondo compare un membro della famiglia reale saudita.

Risposta di OpenAI e primo impatto sulla sicurezza

OpenAI ha licenziato l’ingegnere. L’azienda afferma di non avere al momento prove di accessi indebiti ai pesi dei modelli, al codice sorgente o ai dati dei clienti.

Resta però la preoccupazione che l’indagato intendesse piazzare altri dispositivi in aree sensibili. I modelli interni di OpenAI sono stati utilizzati per analizzare il device e aiutare a risalire al responsabile.

Da parte del governo, il direttore dell’FBI Kash Patel ha definito la protezione dei segreti legati alla possibile “super intelligenza” una priorità di controspionaggio.

Implicazioni per aziende tecnologiche e misure pratiche

Il caso mette in luce la necessità di integrare controlli fisici nelle pratiche di sicurezza informatica. Le imprese del settore stanno valutando nuove contromisure.

  • Controlli regolari sulle porte USB e sui dispositivi collegati alle sale riunioni.
  • Ispezioni periodiche degli spazi comuni e dei supporti audiovisivi.
  • Politiche più restrittive sugli account condivisi e sull’uso di strumenti esterni.
  • Formazione del personale su possibili tattiche di ingegneria sociale.

Il procedimento giudiziario è in corso e le prossime udienze potrebbero chiarire se esistono mandanti o collegamenti esterni. Intanto, il tema del valore delle conversazioni a porte chiuse nei laboratori di intelligenza artificiale torna al centro del dibattito pubblico.

Categorie IA

Dai il tuo feedback

★★★★★

Sii il primo a votare questo post
o lascia una recensione dettagliata



AmicoGeek è un media indipendente. Sostienici aggiungendoci ai preferiti di Google News:

Pubblica un commento

Pubblica un commento