Data center: scoppia la prima manifestazione nazionale a Milano contro lo sviluppo incontrollato

Mostra sommario Nascondi sommario

Sabato 10 ottobre Milano si è trasformata in un nodo di discussione pubblica sul futuro digitale del territorio, quando decine di comitati locali si sono dati appuntamento in piazza della Scala per chiedere scelte più trasparenti e regole certe sulla diffusione dei data center.

La mobilitazione e la richiesta di una moratoria

I gruppi riuniti nella Rete nazionale Stop Data Center chiedono una pausa alle autorizzazioni. Nata a settembre, la rete mette insieme quasi trenta realtà locali, da Rho al Sud Milano, dal Pavese al Magentino. Sul palco e tra i manifestanti è emerso un messaggio chiaro: serve una moratoria sulle nuove autorizzazioni fino all’approvazione di un piano nazionale condiviso.

Comitato di cittadini in piazza con cartelli che chiedono trasparenza
La manifestazione in piazza della Scala: comitati locali riuniti per chiedere una moratoria.

Secondo i comitati, la preoccupazione non è contro la tecnologia. È la richiesta che le scelte siano fatte con i cittadini. Vogliono un piano nazionale che definisca numero, collocazione e garanzie ambientali, sottoposto a Valutazione Ambientale Strategica e costruito con la partecipazione dei territori.

Dimensione del fenomeno: numeri e consumi

I dati citati dalla protesta delineano un’espansione rapida. Le richieste di connessione alla rete elettrica in Lombardia sono numerose.

Linee elettriche e cabina di trasformazione che rappresentano richieste di allaccio
Le numerose richieste di allaccio alla rete elettrica in Lombardia alimentano il dibattito.

  • Quasi 160 richieste di allaccio alla rete elettrica, secondo Terna.
  • Circa 30 impianti nell’area metropolitana milanese in fase di valutazione ambientale.
  • Un fabbisogno stimato che potrebbe arrivare al 10% del consumo energetico nazionale.

La spinta è alimentata dall’attrazione globale verso l’intelligenza artificiale e i servizi cloud. Ma l’espansione richiede molta elettricità, grandi volumi d’acqua per il raffreddamento e superfici di suolo.

Regole in divenire: la legge regionale e i nuovi orientamenti

Quest’estate la Lombardia ha approvato la legge regionale 11/2026, primo tentativo di disciplinare il settore a livello locale. La norma puntava su priorità alle aree dismesse, limiti ai prelievi idrici e incentivi per chi riduce il consumo di suolo agricolo.

Ma la situazione è in evoluzione. A quattro mesi dall’approvazione, l’assessore alle risorse idriche ed energia, Massimo Sertori, ha annunciato ulteriori modifiche. Il messaggio politico è netto: la corsa agli insediamenti ha messo in luce lacune normative, e servono regole più stringenti.

Questa revisione potrebbe però entrare in tensione con la strategia nazionale che punta ad attrarre capitali esteri e investimenti tecnologici.

Richieste dei sindacati e tutela del lavoro

La questione non riguarda solo territorio e ambiente. Anche le organizzazioni sindacali chiedono regole chiare. La CGIL Lombardia ha espresso preoccupazione sul fatto che i vantaggi delle nuove strutture possano concentrarsi sui pochi, lasciando ai territori i costi ambientali e sociali.

Tra le richieste del sindacato:

  • Verifiche preventive sulla sostenibilità energetica e idrica.
  • Valutazione degli impatti cumulativi sul territorio.
  • Recupero del calore prodotto e uso efficiente delle risorse.
  • Massima trasparenza sulla proprietà dei dati e sulle filiere degli appalti.

I sindacati insistono anche su condizioni contrattuali chiare e sul contrasto al ricorso eccessivo a subappalti che possono comprimere sicurezza e qualità del lavoro.

Effetti ambientali e rischi per la salute pubblica

Le preoccupazioni ambientali sono al centro del dibattito. Gli impatti segnalati spaziano dal consumo di suolo alla pressione sulle risorse idriche.

  • Consumo di suolo agricolo e perdita di paesaggio.
  • Prossimità degli impianti alle aree residenziali.
  • Rumore prodotto dai sistemi di raffreddamento.
  • Emissioni dei gruppi di continuità e potenziali effetti sull’aria.
  • Rischio di contaminazione da PFAS nel suolo e nelle falde.

Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia, ha sottolineato come le comunità temano impatti su paesaggio, qualità dell’aria e microclima. La richiesta è che la normativa regionale tenga conto di tutti gli effetti, non solo di quelli urbanistici.

Linee di conflitto: sviluppo economico contro governance territoriale

Lo scontro è evidente. Da una parte c’è la volontà di restare competitivi nella corsa all’AI. Dall’altra cresce la pressione per regole che tutelino risorse e comunità. I comitati non negano il valore della tecnologia. Chiedono però di essere coinvolti prima che decisioni decisive vengano prese altrove.

Le tensioni si manifestano in più direzioni:

  1. Politica regionale in cerca di equilibrio tra attrazione degli investimenti e tutela locale.
  2. Enti nazionali che devono decidere se coordinare una strategia complessiva.
  3. Cittadini e sindacati che rivendicano partecipazione e garanzie.

Domande aperte e proposte avanzate

Tra le proposte emerse durante la manifestazione e negli incontri pubblici spiccano alcune richieste pratiche.

  • Creazione di un piano nazionale per la distribuzione dei data center.
  • Sottoporre le decisioni a Valutazione Ambientale Strategica.
  • Coinvolgimento formale dei cittadini nelle fasi di pianificazione.
  • Obblighi di trasparenza sulla proprietà e sulla destinazione dei dati.
  • Meccanismi per il recupero energetico e per limitare i prelievi idrici.

Il confronto istituzionale si annuncia intenso nelle prossime settimane, mentre i territori chiedono risposte rapide e concrete.

Categorie IA

Dai il tuo feedback

★★★★★

Sii il primo a votare questo post
o lascia una recensione dettagliata



AmicoGeek è un media indipendente. Sostienici aggiungendoci ai preferiti di Google News:

Pubblica un commento

Pubblica un commento