Mostra sommario Nascondi sommario
- Un ritratto di Giulia oltre la notizia
- Dentro la casa: il lutto e la quotidianità che cambia
- Il cammino di novembre raccontato per immagini
- Responsabilità sociale: cosa chiede la storia agli uomini
- Memoria pubblica e simboli: le statue che parlano di esclusione
- Il ruolo dei media nella costruzione della vicenda pubblica
- Da un verso poetico a una richiesta pubblica di cambiamento
Il nuovo film di Paola Randi rilegge una storia che ha scosso l’Italia e la trasforma in una narrazione intima. Al centro non c’è il dettaglio della cronaca, ma la figura di una ragazza, la sua famiglia e le domande che resta obbligatorio porsi sulla violenza e sulla memoria collettiva.
Un ritratto di Giulia oltre la notizia
La pellicola decide di restituire a Giulia Cecchettin aspetti della sua vita che la cronaca aveva spesso cancellato. Il racconto privilegia la sua creatività, i sogni e i piccoli gesti quotidiani.
Puzzle acclamato in offerta su Instant-Gaming: sconto imperdibile
iOS 27 rende intelligente la ricerca mail: trova subito le email importanti

Attraverso scene che mescolano realtà e immaginario, la protagonista è rappresentata come una giovane piena di progetti. Un disegno ricorrente — una ragazza distesa su un tetto con lo sguardo sul cielo — diventa simbolo della libertà che le era negata.
Paola Randi evita di dare visibilità all’assassino, scelta che sposta l’attenzione dalla persona che ha commesso il delitto alle tracce lasciate da chi non c’è più.
Dentro la casa: il lutto e la quotidianità che cambia
Il film entra nelle stanze della famiglia Cecchettin per mostrare come il dolore modifichi i gesti più banali. La perdita non è scenica: si misura in piatti non finiti, in cucine diventate estranee.
Segni di una vita che tentava di proseguire
- compiti e orari da conciliare;
- pasti improvvisati e piccoli riti domestici;
- lavoro e doveri che cercano di tenere insieme un presente fragile.
Nella rappresentazione, il padre si trasforma da chi soffre a chi prova a trasformare il lutto in impegno pubblico. La sceneggiatura si ispira al libro che il padre di Giulia ha scritto per elaborare la perdita e denunciare la violenza di genere.
Il cammino di novembre raccontato per immagini
Una sequenza centrale mostra Giulia che percorre un sentiero autunnale, con parole che evocano i motivi che l’avevano spinta a interrompere una relazione. Quel tragitto diventa metafora della libertà sottratta.

Il film conserva dettagli visivi: capi colorati, gesti quotidiani, la ragazza che si avvicina alla laurea. Questo contrasto intensifica la distanza tra la vita che stava per iniziare e la violenza che la interrompe.
Responsabilità sociale: cosa chiede la storia agli uomini
Uno dei fili narrativi più forti riguarda la radice culturale del gesto violento. La sorella di Giulia nel film rifiuta la lettura del “mostro irriducibile” e punta il dito contro comportamenti tollerati dalla società.
Il film interpella gli uomini sul ruolo che hanno nell’educazione al rispetto. Non si tratta di colpe individuali predefinite, ma di riconoscere comportamenti che spesso vengono minimizzati: controllo ossessivo, gelosia, imposizione di scelte.
Azioni concrete suggerite dalla narrazione
- dialogo tra uomini per riconoscere atteggiamenti sbagliati;
- non banalizzare segnali di controllo nelle relazioni;
- prendersi responsabilità educative condivise.
Memoria pubblica e simboli: le statue che parlano di esclusione
Il film usa riferimenti urbani per interrogare la memoria collettiva. Prato della Valle a Padova diventa uno specchio: 78 statue che raccontano una celebrazione sbilanciata del passato.
Questa sproporzione è proposta come lente per comprendere come la storia abbia spesso escluso le donne dalla rappresentazione pubblica. La regista invita a ripensare chi scegliamo di ricordare e perché.
Il ruolo dei media nella costruzione della vicenda pubblica
Le fasi iniziali della ricerca di Giulia videro un coinvolgimento mediatico intenso. Con l’aumento dell’attenzione, però, la copertura ha assunto toni giudicanti e semplificatori.
- attenzione che può aiutare a trovare persone scomparse;
- ma anche rischio di trasformare i familiari in personaggi pubblici;
- e di distrarre dal nodo vero: la libertà negata alla vittima.
Il film mostra come l’assedio mediatico abbia aumentato il dolore della famiglia e solleva interrogativi sul modo in cui raccontiamo la violenza.
Da un verso poetico a una richiesta pubblica di cambiamento
Il titolo deriva da una poesia che è diventata simbolo di indignazione e mobilitazione contro gli omicidi di donne. In Italia, quei versi sono stati fatti propri dalla famiglia e dai sostenitori della causa.
Nel film la mobilitazione prende forma in gesti semplici: mazzi di chiavi sollevati dalla folla, il tintinnio che pretende attenzione. Si chiede di fare rumore, ma non per spettacolo: per costruire consapevolezza e responsabilità.
La pellicola è stata presentata alla Festa del Cinema di Roma, nella sezione Grand Public. Arriverà nelle sale italiane il 5 novembre 2026, distribuita da Notorious Pictures.











