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Il modello di intelligenza artificiale sviluppato da Anthropic, **Claude Mythos**, ha acceso un dibattito internazionale fra preoccupazioni sulla sicurezza informatica e questioni di sovranità tecnologica. L’accesso selettivo al sistema e un recente briefing al Congresso degli Stati Uniti hanno riacceso l’attenzione su rischi concreti e sull’urgenza di regole chiare.
Claude Mythos è presentato come uno strumento particolarmente abile nell’individuare punti deboli nei software: una caratteristica che, se sfruttata in modo malevolo, potrebbe facilitare attacchi informatici di grande ampiezza. Per questo motivo Anthropic ha deciso di limitare, per ora, l’uso del modello a partner scelti, nell’ambito del progetto noto come Glasswing, lanciato lo scorso aprile.
Briefing a Washington e il dilemma strategico
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Il 13 maggio l’azienda è stata chiamata a riferire di fronte alla Commissione per la sicurezza nazionale della Camera. L’incontro, a porte chiuse, aveva lo scopo di chiarire le capacità di Claude Mythos e le potenziali implicazioni per la sicurezza nazionale. Da un lato c’è la necessità di definire limiti e controlli; dall’altro la volontà di conservare un vantaggio tecnologico che può diventare anche un asset strategico.
La discussione non è isolata: pochi giorni prima Anthropic e OpenAI avevano incontrato gli stessi legislatori, presentandosi come interlocutori comuni nelle questioni di governance dei modelli avanzati di AI.
Richieste internazionali e timori di competizione
Secondo alcuni reportage, durante un incontro a Singapore un gruppo di esperti avrebbe chiesto accesso a Claude Mythos: richiesta rifiutata da Anthropic. L’episodio ha destato allarme alla Casa Bianca, preoccupata dall’ipotesi che altre potenze possano accelerare lo sviluppo di modelli concorrenti.
Nel contesto diplomatico, l’intelligenza artificiale è stata uno dei temi discussi anche in occasione dell’incontro tra i leader mondiali a Pechino, dove il possibile avvio di intese internazionali sul tema è emerso tra gli argomenti sul tavolo.
In Europa la Commissione Ue risulterebbe anch’essa interessata ad accedere al modello di Anthropic, senza però ottenere il via libera. Per alcuni osservatori ciò evidenzia il rischio di una crescente sovranità tecnologica americana, con l’Unione in posizione di semplice osservatore. In controtendenza, OpenAI ha reso disponibile al suo ufficio europeo il modello avanzato denominato ChatGpt 5.5-Cyber.
Dal laboratorio alla realtà: scetticismo tra gli sviluppatori
Tra gli esperti non manca il dubbio: Daniel Stenberg, storico sviluppatore del progetto open-source cUrl, ha pubblicato osservazioni critiche sulle reali capacità di Claude Mythos. In un test condotto sul codice di cUrl, il modello avrebbe segnalato cinque vulnerabilità, ma dall’analisi umana solamente una è risultata effettivamente valida. Altre tre segnalazioni si sono rivelate **falsi positivi** e la quinta è stata classificata come un bug non correlato a una falla di sicurezza.
Nonostante le imprecisioni, Stenberg riconosce che il sistema ha individuato alcuni difetti reali e fornito indicazioni utili per la correzione. Il quadro che emerge è quindi sfumato: una tecnologia promettente, ma non immune da errori e in parte esaltata da un forte clamore mediatico.
Il confronto tra possibilità e limiti resta aperto. Da un lato c’è il potenziale di automazione nella scoperta di vulnerabilità che può accelerare il lavoro dei team di sicurezza; dall’altro il rischio che strumenti simili aumentino la superficie d’attacco se finissero in mani ostili o venissero usati senza adeguati controlli.
Per ridurre i pericoli servono trasparenza, standard condivisi per i test di sicurezza e meccanismi di supervisione che coinvolgano industria, istituzioni e ricercatori indipendenti. Il dibattito su Claude Mythos è, in questo senso, un banco di prova per capire come regolamentare un settore che avrà impatti concreti sulla sicurezza digitale globale.












