Anthropic sotto accusa: milioni di libri cancellati per alimentare il modello nel Progetto Panama

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La battaglia legale sui testi usati per addestrare le intelligenze artificiali non accenna a fermarsi: dopo la maxi-pattaforma su Anthropic, a maggio è scoppiata una nuova class action contro Meta da parte di grandi editori. La posta in gioco è alta: diritti d’autore, pratiche di raccolta dati e il futuro stesso del training dei modelli di linguaggio.

Documenti emersi in aula descrivono come alcune compagnie avrebbero acquisito interi stock di volumi cartacei, fatti smontare e sottoposti a scansioni industriali per trasformarli in dati. Per gli editori coinvolti, si tratterebbe di appropriazione indebita di opere protette; le aziende difendono invece l’operato sostenendo che l’uso rientra nelle eccezioni previste dalla legge.

Il caso Anthropic e il progetto “Panama”

Secondo gli atti processuali, Anthropic – fondata da Dario e Daniela Amodei – avrebbe raccolto centinaia di migliaia, forse fino a due milioni, di libri tra il 2023 e il 2024. I testi sarebbero stati smembrati con attrezzature industriali e affidati a centri specializzati per la digitalizzazione ad alta velocità.

Un documento interno citato dalla stampa parla esplicitamente di un’iniziativa denominata Project Panama, pensata per convertire su larga scala i volumi fisici in materiale digitale. L’idea, secondo quanto emerge, era di fornire al modello di Anthropic un vasto patrimonio testuale per affinare la qualità della generazione linguistica, allontanandosi da contenuti ritenuti “di bassa qualità” presenti sul web.

Nel settembre 2025 l’azienda ha risolto la controversia con un pagamento di 1,5 miliardi di dollari senza ammettere responsabilità legali. La cifra – spiegano gli attori in causa – equivale a una certa somma per ogni opera presumibilmente coinvolta, ma il contenzioso ha lasciato aperti nodi giuridici ancora fondamentali.

Fair use: un confine ancora incerto

In una fase preliminare del processo, un giudice federale aveva riconosciuto che l’uso dei testi da parte di Anthropic poteva rientrare nel concetto statunitense di fair use, definendolo «trasformativo» perché, secondo la motivazione, il modello non avrebbe semplicemente riprodotto parti creative o lo stile riconoscibile degli autori. Ma la vicenda non si è esaurita lì: la questione cruciale resta come i materiali siano stati acquisiti e in quali condizioni.

Il verdetto su cosa costituisca davvero un uso lecito per l’addestramento dei modelli di intelligenza artificiale continua quindi a oscillare tra principi giuridici consolidati e nuove pratiche tecnologiche che la legge fatica a governare.

Non tutte le controversie però si concentrano su Anthropic: anche altri player del settore sono finiti nel mirino dei legali.

Nuova class action contro Meta

All’inizio di maggio un gruppo di grandi case editrici – tra cui Elsevier, Hachette, Macmillan, Cengage e McGraw Hill – ha intentato una causa collettiva a New York contro Meta, accusando l’azienda di avere utilizzato senza autorizzazione milioni di opere per addestrare il modello Llama.

La cifra richiesta a titolo di risarcimento non è stata resa nota dagli attori, mentre Meta ha annunciato che intende difendersi con decisione. Un portavoce della società ha sostenuto che l’addestramento su materiale protetto può rientrare nel perimetro del fair use e che l’AI sostiene innovazione e produttività.

Questa azione giudiziaria ripropone gli stessi nodi di fondo: come vengono raccolti i dati, quali garanzie hanno gli autori, e se è necessaria una nuova regolamentazione specifica per l’addestramento dei sistemi di intelligenza artificiale.

Perché la questione interessa i lettori

Il risultato di queste cause potrebbe trasformare il modo in cui le aziende reperiscono e utilizzano i testi per i loro modelli: dall’obbligo di accordi di licenza su larga scala alla necessità di processi più trasparenti e tracciabili nella selezione dei dati. Per autori ed editori, c’è in ballo la tutela del lavoro creativo; per le aziende tech, il rischio di dover ripensare intere pipeline di training con costi e limiti nuovi.

Inoltre, le decisioni dei tribunali americani avranno ripercussioni internazionali: giurisdizioni europee e altre autorità di regolamentazione stanno osservando con attenzione, pronte a intervenire se necessario per tutelare diritti e concorrenza.

Il contenzioso continua e le parti coinvolte si preparano a battaglie giudiziarie che potrebbero durare anni. Nel frattempo, la comunità scientifica, gli operatori editoriali e i policymaker seguono la vicenda, consapevoli che le sentenze che arriveranno definiranno regole chiave per l’intero settore dell’intelligenza artificiale.

Categorie IA

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