Siemens, robot addestrati nel metaverso trasformano le fabbriche: Ue snellisce norme sull’AI

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La recente marcia indietro di Bruxelles sulle scadenze dell’AI Act cambia le prospettive delle imprese europee che stanno sperimentando l’intelligenza artificiale in fabbrica. La modifica è significativa perché riduce l’incertezza normativa su cui gravano investimenti e progetti concreti, come quelli in corso nello stabilimento Siemens di Erlangen.

Chi visita la sede tedesca trova corridoi presidiati da veicoli autonomi che trasportano componenti e macchinari addestrati in una replica digitale dell’impianto. È la logica del digital twin: riprodurre fedelmente un ambiente reale per testare processi e algoritmi prima di passarli alla produzione.

Dal metaverso alla catena di montaggio

In pratica, Siemens usa queste repliche virtuali per insegnare ai robot come muoversi, evitare ostacoli e compiere operazioni ripetitive. Alcuni dei veicoli più piccoli portano semplici numeri d’identificazione; i robot più grandi hanno nomi propri per favorire l’interazione con gli operatori.

Non è solo movimento: anche i macchinari che assemblano gli invertitori — dispositivi che trasformano corrente continua in alternata — sono stati ottimizzati attraverso simulazioni. E il risultato si estende oltre la produzione: partecipazioni sportive e aziende come Luna Rossa e Ducati hanno già sfruttato i gemelli digitali per provare design e pneumatici in condizioni virtuali, riducendo sprechi e costi.

Un approccio da “cliente zero”

Da anni Siemens si comporta da «cliente zero», ovvero testa in prima persona le soluzioni che poi offre al mercato. Questo approccio accelera l’apprendimento ma non garantisce che ogni progetto sia subito maturo. Un esempio: il macchinario addestrato a ripiegare e inserire un sacchetto di plastica con microcomponenti raggiunge oggi circa l’80% di accuratezza dopo migliaia di ore di training — troppo poco per la precisione richiesta in produzione.

Altre applicazioni invece hanno già portato benefici misurabili. Nel reparto packaging un algoritmo soprannominato packAI seleziona la scatola più adatta a contenere prodotti di forme e dimensioni diverse. Secondo i dati forniti in loco, la tecnologia ha aumentato la produttività del 125%, migliorato l’utilizzo degli spazi del 25% e ridotto le emissioni di CO2 del 25% perché permette di ottimizzare i carichi spediti.

L’introduzione di strumenti di questo tipo spiega perché per le imprese la chiarezza normativa non è un dettaglio: si tratta di decidere se continuare a investire o ridurre il ritmo dell’innovazione.

Regole sovrapposte e il pressing dell’industria

Qui entra in gioco la questione politica: secondo i manager delle grandi industrie europee, regole generiche pensate per il mondo consumer rischiano di entrare in conflitto con normative già consolidate per l’ambito industriale. Floriano Masoero, amministratore delegato di Siemens Italia, ha richiamato la necessità di distinguere due universi normativi e di evitare sovrapposizioni che possano frenare investimenti.

In quelle stesse ore, i vertici industriali — tra cui Roland Busch, ceo globale di Siemens — hanno firmato una lettera aperta rivolta alle istituzioni europee: l’appello chiede regole chiare ma non un’eccessiva preclusione preventiva all’innovazione.

Il timore è concreto: norme confuse o ridondanti possono convincere le aziende a fermare progetti costosi e a lungo termine, con effetti sull’occupazione, sulla competitività e sulla transizione ecologica.

Omnibus VII: cosa cambia e perché conta

La Commissione Europea ha risposto in parte con il cosiddetto Pacchetto Omnibus, e in particolare con l’Omnibus VII, concepito per alleggerire e chiarire alcuni aspetti dell’AI Act approvato nel 2024. La decisione definitiva sul testo non è ancora conclusa, ma nella notte tra il 6 e il 7 maggio è stato raggiunto un accordo politico che sposta in avanti le scadenze previste.

Le nuove date posticipano l’entrata in vigore delle norme: per i sistemi classificati a rischio inaccettabile e ad alto rischio si passa, rispettivamente, al 2 dicembre 2027 e al 2 agosto 2028. Il ritardo è motivato anche dal fatto che molti standard tecnici e strumenti di conformità non erano pronti, lasciando le imprese in forte incertezza.

Più rilevante per il settore manifatturiero è la soluzione trovata per evitare sovrapposizioni tra regolamenti settoriali e le nuove norme sull’IA: il compromesso prevede che, in specifici casi, l’applicabilità diretta dell’AI Act sia limitata tramite atti di esecuzione, con l’obiettivo di non sovrapporre meccanismi già esistenti per i macchinari.

È una risposta alle pressioni industriali, non il completo smantellamento delle regole richieste dai protagonisti del settore, ma rappresenta un intervento che riduce l’urto tra norme generali e requisiti tecnici specialistici.

Per i reparti di ricerca e sviluppo questo significa tempo in più per perfezionare algoritmi e procedure: il robot che ancora non raggiunge la precisione desiderata potrà continuare ad esercitarsi nel metaverso dell’impianto senza dover affrontare subito vincoli regolatori non armonizzati con le norme settoriali.

Resta da vedere l’esito definitivo del processo legislativo a Parlamento e Consiglio UE, ma la recente accelerazione sul Pacchetto Omnibus segna comunque un segnale di vicinanza tra istituzioni e industria su un tema che ormai è centrale per la competitività europea.

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