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Un esperimento informale con un modello di intelligenza artificiale ha cambiato il corso di una questione aperta nella teoria dei numeri: quello che sembrava un tentativo amatoriale si è trasformato in una dimostrazione che ora coinvolge alcuni tra i maggiori esperti del campo. La vicenda, recente, mostra che l’AI può indicare percorsi nuovi e inaspettati anche in problemi matematici ostinati da decenni.
Il protagonista è Liam Price, 23 anni, non un matematico di professione: con un abbonamento a ChatGPT ha provato a sottoporre all’IA alcune congetture lasciate da Paul Erdős. Una risposta dell’algoritmo, ottenuta quasi per gioco, ha attirato l’attenzione degli specialisti quando è stata condivisa con una comunità accademica.
Un enunciato sui numeri e una via diversa
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La congettura in questione riguarda gli insiemi primitivi, insiemi di interi tali che nessun elemento divide esattamente un altro — una proprietà che richiama i numeri primi. Erdős aveva proposto una valutazione numerica per questi insiemi, dimostrando che il valore non supera un certo limite (circa 1,6) e ipotizzando che, al crescere degli elementi, quel valore tenda a 1.
Nel 2022 Jared Lichtman, ricercatore a Stanford, aveva dimostrato la prima parte del problema ma la seconda rimaneva irrisolta. La soluzione suggerita dall’AI non era la ripetizione delle tecniche fin lì impiegate: il sistema ha combinato strumenti già noti in altri rami della matematica in modo inedito, offrendo una via alternativa che nessuno aveva esplorato prima.
La scoperta è stata inoltrata da Price a Kevin Barreto, studente di matematica a Cambridge, che ha messo in contatto gli autori e gli esperti del settore. Tra questi c’è il premio Fields Terence Tao, che ha riconosciuto come l’elemento decisivo sia stata la rottura di un’abitudine mentale diffusa tra i ricercatori: l’AI ha evitato lo schema iniziale che ripetutamente aveva portato in vicoli ciechi.
Un aiuto impreciso, ma orientante
È importante sottolineare che la versione proposta da ChatGPT non era una dimostrazione pronta: secondo Lichtman l’output era confuso e spesso poco leggibile senza la mediazione di un esperto. Tuttavia il materiale conteneva la traccia giusta.
I ricercatori hanno quindi rielaborato la proposta, strutturando una dimostrazione formalmente corretta e più chiara. Il lavoro ha prodotto qualcosa di più dell’esaudimento della singola congettura: ha messo in luce un metodo applicabile a problemi analoghi, aprendo prospettive che potrebbero estendersi oltre il caso specifico.
Secondo gli autori, l’episodio conferma che certe ostinazioni intellettuali possono dipendere dalla fissità delle strategie adottate; quando uno strumento esterno suggerisce una rotta differente, la soluzione può rivelarsi più vicina di quanto si pensasse.
Per i matematici l’evento ha due insegnamenti pratici: da una parte l’AI può fungere da generatore di idee, capace di combinare concetti in modi poco convenzionali; dall’altra resta imprescindibile la verifica critica e la riformulazione umana, perché le uscite automatiche spesso vanno interpretate, corrette e formalizzate.
In prospettiva, questa esperienza indica un cambiamento nel modo di fare ricerca: strumenti come ChatGPT possono rompere schemi consolidati e sbloccare problemi bloccati, ma la loro utilità dipende da una collaborazione stretta tra intuizione automatica e controllo umano. Nei prossimi mesi gli effetti di questo approccio — su tempi di scoperta, pratiche di pubblicazione e formazione degli studiosi — saranno uno degli argomenti di dibattito nella comunità matematica.












