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- Quali informazioni ha richiesto l’autorità
- Il progetto: numeri, strumenti e obiettivi
- La reazione del CNOS e il clima comunicativo
- Perché questa vicenda interessa tutte le scuole
- Il contesto normativo: AI Act e GDPR
- Rischi concreti e aspetti da monitorare
- Indicazioni pratiche per dirigenti e insegnanti
- Impatto sulle politiche educative e prossimi sviluppi
Il Garante per la protezione dei dati ha chiesto chiarimenti al Centro Nazionale Opere Salesiane (CNOS) sul progetto educativo che utilizza strumenti di intelligenza artificiale. In gioco ci sono oltre 1.600 docenti e quasi 29.000 studenti, una sperimentazione che promette didattica personalizzata ma solleva dubbi sul trattamento dei dati.
Quali informazioni ha richiesto l’autorità
L’Autorità ha inviato una richiesta formale. Tra i punti chiave figurano:
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- le valutazioni preliminari condotte prima dell’avvio del progetto;
- le modalità di trattamento dei dati personali di studenti e personale;
- l’elenco degli istituti coinvolti e dei fornitori tecnologici;
- eventuali valutazioni d’impatto sulla protezione dei dati (DPIA).
Il CNOS dovrà fornire un riscontro entro 20 giorni. Al momento, l’intervento non ha carattere sanzionatorio.
Il progetto: numeri, strumenti e obiettivi
La sperimentazione, chiamata Go Beyond Traditional Education, è attiva da due anni. Si basa su soluzioni offerte dalla piattaforma Google e ha realizzato più di 1.800 attività in aula.
Obiettivi dichiarati:
- aumentare del 40% la personalizzazione dei percorsi didattici;
- raggiungere il 100% degli insegnanti certificati nell’uso educativo dell’AI.
La reazione del CNOS e il clima comunicativo
I salesiani hanno risposto in modo collaborativo. In un comunicato, il CNOS ha definito la richiesta del Garante pienamente legittima.
Hanno promesso di fornire risposte puntuali e documentate e di cooperare con l’Autorità. Il tono è conciliatorio, volto a chiarire pratiche e garanzie.
Perché questa vicenda interessa tutte le scuole
Il Garante ha sottolineato che le regole sulla privacy valgono sia per il pubblico sia per il privato. Questo vale per ogni istituto che usa strumenti di AI in aula.
Messaggi chiave per gli enti scolastici:
- non esiste una deroga alla normativa privacy per la sperimentazione;
- occorrono informative chiare a studenti e famiglie;
- bisogna documentare basi giuridiche e misure di sicurezza.
Il contesto normativo: AI Act e GDPR
Secondo l’AI Act, il settore dell’istruzione è classificato come ad alto rischio. Questo implica obblighi stringenti per chi impiega sistemi di AI.
Tuttavia, l’operatività completa delle regole dell’AI Act è rimandata oltre la scadenza iniziale del 2 agosto 2026. Nel frattempo, il GDPR è pienamente applicabile.
Dal GDPR derivano requisiti pratici:
- valutazioni d’impatto per i trattamenti ad alto rischio;
- informative dettagliate e chiare per interessati e genitori;
- garanzie contro decisioni automatizzate senza controllo umano.
Rischi concreti e aspetti da monitorare
L’uso dell’AI in classe genera rischi specifici. Tra questi:
- profilazione non desiderata di minori;
- conservazione non controllata di dati sensibili;
- dipendenza da fornitori esterni senza adeguate garanzie contrattuali.
Una corretta valutazione d’impatto è fondamentale per individuare rischi e misure di mitigazione.
Indicazioni pratiche per dirigenti e insegnanti
Per gestire la sperimentazione in modo conforme, le scuole dovrebbero:
- effettuare o aggiornare la DPIA prima dell’uso estensivo;
- fornire informative semplici e comprensibili alle famiglie;
- stabilire contratti con i fornitori che includano misure tecniche e organizzative;
- limitare la raccolta dei dati al minimo necessario;
- prevedere un ruolo umano di controllo sulle decisioni automatizzate.
Impatto sulle politiche educative e prossimi sviluppi
La vicenda CNOS è un caso che farà da banco di prova. Le autorità potrebbero usare gli esiti per definire linee guida nazionali.
La combinazione tra innovazione didattica e tutela della privacy rimane il nodo da sciogliere nei prossimi mesi.












