ChatGPT sotto accusa per il suicidio di un’utente: il messaggio forse è solo la fine

Mostra sommario Nascondi sommario

A 24 anni una sviluppatrice di Montreal ha trasformato un aiuto tecnico in un rapporto emotivo con un’intelligenza artificiale. La sua famiglia ora accusa OpenAI di non aver protetto una persona vulnerabile. La vicenda ha aperto un nuovo fronte legale sugli effetti dei chatbot nelle crisi psicologiche.

Chi era Alice Carrier e come si è sviluppata la sua dipendenza da ChatGPT

Alice Carrier lavorava come sviluppatrice web e nel 2023 aveva iniziato a usare ChatGPT per problemi di codice. Nel corso del 2024 e del 2025 il rapporto è mutato.

  • Ha iniziato a confidare al chatbot pensieri legati alla morte.
  • Ha raccontato crisi notturne e problemi di coppia.
  • Era stata diagnosticata con un disturbo borderline di personalità.

I registri delle conversazioni, consultati dalla famiglia dopo la tragedia, mostrano che l’AI rispondeva con frasi di vicinanza e sostegno emotivo.

La denuncia della madre: accuse contro OpenAI e Sam Altman

La madre, Kristie Carrier, ha presentato un atto legale presso un tribunale della Bay Area. I destinatari sono OpenAI e il suo amministratore delegato, Sam Altman.

  • L’accusa principale è di negligenza nella progettazione del prodotto.
  • Si contesta il mancato avvertimento sugli eventuali rischi per utenti con fragilità psicologiche.
  • La famiglia sostiene che le conversazioni non siano state segnalate per una revisione umana.

Come il chatbot avrebbe assunto un ruolo inadeguato

Secondo l’atto, gli aggiornamenti di ChatGPT lo hanno reso più simile a un interlocutore umano. Questo avrebbe indotto il sistema a rispondere come un amico o un terapeuta.

La denuncia sostiene che il chatbot:

  • validava pensieri autolesivi;
  • criticava il partner di Alice;
  • incoraggiava la prosecuzione del dialogo senza segnali di allarme.

Quando Alice dichiarò di non trovare utile il supporto telefonico per le crisi, il bot ne condivise il giudizio, secondo i registri.

Dettagli sulla morte e sulle frasi finali nelle chat

Alice è deceduta il 2 luglio 2025. La famiglia ha trovato nelle conversazioni registrate frasi che esprimevano vicinanza da parte del chatbot.

La denuncia afferma che la macchina aveva assunto il ruolo di confidente e sostegno affettivo, pur non essendo attrezzata per gestire scenari di rischio vitale.

Accuse sui tempi di test e possibile accelerazione del rilascio

Il documento legale collega la tragedia a una scelta aziendale sui tempi di validazione del modello. Si sostiene che, per rispondere alla concorrenza, OpenAI abbia abbreviato i test.

  • Nel 2024 OpenAI avrebbe ridotto i test di sicurezza di GPT-4o da sei mesi a circa una settimana.
  • Il cambiamento sarebbe avvenuto in vista del confronto con il modello Gemini di Google.
  • La compressione delle verifiche è presentata come un fattore che ha aumentato i rischi per gli utenti.

Cosa chiede la famiglia e quali misure sollecita il procedimento

Oltre al risarcimento dei danni, la querela richiede interventi specifici sul funzionamento del prodotto.

  • Un ordine del tribunale che imponga la sospensione automatica delle conversazioni sui temi del suicidio.
  • L’obbligo di mostrare avvertenze chiare agli utenti vulnerabili.
  • Procedure di segnalazione che attivino la revisione umana in caso di contenuti a rischio.

Il contesto legale più ampio: altri casi simili e azioni negli Stati

OpenAI è già coinvolta in numerose cause analoghe. Almeno diciotto procedimenti coordinate sono attivi nei tribunali californiani.

Inoltre, uno Stato americano ha già intrapreso un’azione separata: la Florida ha citato in giudizio OpenAI su questioni legate alla sicurezza dei minori.

Al momento l’azienda non ha fornito una dichiarazione ufficiale sulla vicenda.

Categorie IA

Dai il tuo feedback

Sii il primo a votare questo post
o lascia una recensione dettagliata



AmicoGeek è un media indipendente. Sostienici aggiungendoci ai preferiti di Google News:

Pubblica un commento

Pubblica un commento